archivio tag "Il cuore nei polpacci"

Il cuore nei polpacci #12

Il cuore nei polpacci #12

C’è una strada piena di sole. Ci sono querce dai tronchi enormi, olmi dalle capigliature folte. Il sole cala e mi abbaglia, proteggo gli occhi con la mano destra. Nella sinistra ho la piccola borsa che l’Angelo mi ha lasciato. Ci ha messo delle cose.
- Ci ho messo delle cose – ha detto – un flacone intero di gocce potrebbero servirti – ha detto – e altre cose, nella tasca ci sono un po’ di soldi.
Ho preso senza dire niente. Gli angeli vanno ringraziati con le azioni, non con le parole. continua →

Il cuore nei polpacci #11

Il cuore nei polpacci #11

Mi chiamo Sara Mani, sono educatrice qui in comunità da 9 anni. Nessuno dovrebbe lavorare in comunità per un tempo tanto lungo. 9 anni sono 3285 giorni, più o meno, non sono brava con i conti, ma in 3285 giorni, festivi compresi, devo aver distribuito non meno di 10.000 pasticche di Risperdal e 30.000 gocce di Haldol. E tonnellate di En, Lexotan e Xanax, ovviamente. E non dico dei cessi che ho sturato, non credo sia importante. continua →

Il cuore nei polpacci #10

Il cuore nei polpacci #10

Se ognuna delle persone che vediamo fosse legata ad un guinzaglio con la molla, i guinzagli che si allungano per metri e metri, a forza di girare attorno al mondo si imbracherebbe il pianeta intero. Se nel 1500 eravamo 500 milioni e oggi 7 miliardi, siamo, senza ombra di dubbio, tutti parenti. Forse per questo noi matti siamo sempre di più. È per l’incesto di massa. Stamattina non sono potuto uscire dalla comunità per la visita dello psichiatra, lui non ha guardato me né gli altri ma ha prescritto le sue dosi. Dicono tutti che sto meglio ma io mi sento peggio. Vedo i lacci tra le persone e non vedo le persone. continua →

Il cuore nei polpacci #9

Il cuore nei polpacci #9

La donna che ho davanti veste come una donna elegante che è stata femminista. Le svolazzano jeans di raffinato tessuto attorno alle gambe, una giacchetta in lana che sembra fatta a mano stringe una vita né larga né stretta. Porta capelli corti, lisci, biondi e li tinge un poco perché sarebbero già bianchi in certi luoghi della nuca.
La conoscevo.
Ha il passo deciso e controlla le chiamate sul suo cellulare già ora ch’è mattino presto, fa la giornalista.
La conoscevo e non ero matto. continua →

Il cuore nei polpacci #8

Il cuore nei polpacci #8

L’Angelo della comunità che mi ospita si preoccupa per me. Mio zio ha chiamato, dice che non verrà sino ad agosto. Chiama sempre, nel corso dell’inverno, per dire questa cosa: non verrò sino ad agosto.
- Ha scarpe abbastanza robuste? – chiede all’Angelo.
Lei risponde con un secco
- No.
Mio zio allora le dice di attingere al fondo che ha a disposizione per acquistare delle scarpe adatte a uno che cammina come me, uno che ha il cuore nei polpacci. continua →

Il cuore nei polpacci #7

Il cuore nei polpacci #7

Venne anche Italo Calvino un giorno. Lo colpì per lo sguardo sveglio ma abbacchiato, simile a quello dei bambini al termine d’un pranzo troppo lauto. Il suo viso, sintesi di riflessione e istinto, era curioso e stanco al tempo stesso di ogni cosa.
Venne anche Tondelli, anni dopo, del quale lui, bibliotecario conformista, non apprezzò gli occhi piccoli e l’aria di chi s’aspetta d’essere fotografato. Passarono Rigoni Stern, Eco, Meneghello e tutta la letteratura che contava, invitata da assessori e insegnanti. continua →

Il cuore nei polpacci #6

Il cuore nei polpacci #6

p>Il bambino ha le gambe sottili, i polsi piccoli come anelli, le ginocchia sbucciate, il collo tenero, la pelle morbida, gli occhi selvaggi la mente contorta, l’istinto animale. Ogni cosa che fa lo rapisce, il bambino impara. Sta fuori l’edicola del padre a sistemare le locandine dei quotidiani negli espositori. È passata da poco l’alba. Piccioni nella piazza, un pensionato che attende con pazienza l’arrivo del giornale. Il bambino è biondo ha il viso ovale e la malinconia di tutti i bambini che qualcosa di sicuro non diventeranno. continua →

Il cuore nei polpacci #5

Il cuore nei polpacci #5

Vorrei entrare nel silenzio dei suoi occhi sorridenti. Siede a cavalcioni dell’impalcatura al quarto piano di un palazzo in costruzione, cammino lungo il marciapiede opposto e lo vedo accanto all’insegna dell’impresa. Costruiamo la tua casa. È un edificio di inizio Novecento con cornici d’alabastro attorno alle finestre. La struttura in ferro gli disegna attorno passerelle per gli operai che vanno avanti e indietro senza funi, senza casco, senza imbragature e si passano su e giù carriole piene di cemento e pietre. “Molla! Molla” “Tira su”. continua →

Il cuore nei polpacci #4

Il cuore nei polpacci #4

C’è una strada dove nessuno passa. È una via stretta con i mattoni a vista. Non vi si affaccia finestra, non vi si apre portone. Non c’è nessuno da incontrare, niente storie da cucire sulla gente. Non ci parcheggiano auto (è troppo stretta) e non va da nessuna parte: costeggia gli antichi chiostri abbandonati di una grande chiesa. È una strada di crepe e sampietrini, ci sono gatti e piccioni, ciuffi d’erba ai piedi delle mura, porte arrugginite che si aprono su niente.
La parete che la chiude in fondo è più alta delle altre, alta con tanti buchi tra i mattoni, e non si vede l’oltre.

Ci vado quando non raccolgo i visi e le persone. Ci vado solo. continua →

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