archivio tag "Carla Vitantonio"

Acqua

Acqua

p align=”JUSTIFY”>Quando ero piccola abitavo in un piccolo paese sull’appennino molisano che si chiamava Limosano. Limosano stava su una collina in mezzo a due valli, la valle del Biferno e la valle del Trigno. Sui libri di geografia c’era scritto che essi erano due dei quattro fiumi che attraversano il Molise, e a me la parola fiume piaceva molto, anche se in realtà si trattava di due torrenti che, soprattutto nella stagione calda, potevano essere attraversati a piedi nudi senza che il livello dell’acqua superasse i polpacci. continua →

Takamari #7

Takamari #7

Rock’n'Roll a Muuidò (racconto sottozero per due voci e quattro mani)
Il termometro segna meno sette gradi sulla spiaggia di Wangsan deserta. Sono le dieci di mattina e alcuni (pochi) ristoratori indigeni preparano i loro granchi giganti e le loro ostriche nell’attesa dell’orda di turisti del sabato, che si riverserà sulla costa a ora di pranzo approfittando della giornata di sole e soprattutto della temperatura decisamente mite. continua →

Takamari #6

Takamari #6

La leggenda del Barbetta e della Sbarbina.

 E infine un giorno il Dottò prese la penna in mano, non perché stufo di vedersi dipinto accasciato in luride bettole, steso a dormire per terra con dei calzini accanto alla faccia o a rotolare mentre tenta di infilarsi una scarpa. Non per far giustizia di sè insomma, perché la propria reputazione è cosa di cui poco gli importa, ma per il puro e semplice piacere di affiancarsi a Carlina nel racconto. Ed è così che è nata questa treccia a due voci, un intreccio narrativo in cui due racconti indipendenti si alternano senza cercare un dialogo, avvolgendosi lungo un medesimo tema, trovando a volte un ritmo e un tempo comuni, a volte prendendo percorsi narrativi distinti. Le due voci che annodano la treccia si distinguono per timbro e linea narrtiva, cosicché il lettore dovrebbe orientarsi senza bisogno di altre indicazioni se non il segno cromatico che differenzia Carlina e il Dotto’.

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Takamari #5

Takamari #5

p>Disturbatissimamente emergo da un sonno senza sogni e artiglio la sveglia. Sono le novessei minuti e mi dico che forse potrei anche dormire un po’ di più. In fin dei conti si sta bene qui, il letto è caldo e morbido e ho come l’impressione di essermi messa sotto le coperte un’ora fa. Evidentemente il mio corpo mi chiede riposo e non vedo perché non dovrei assecondarlo.
Sto per richiudere l’unico occhio quando improvvisamente una lucina luminosa si accende in un antro remoto e sobrio del mio cervello. La scritta dice venerdì. E il venerdì, suggerisce qualcuno nascosto nell’antro abbandonato, alle novessei minuti si sta in ufficio, puliti pettinati sorridenti e soprattutto sobri. continua →

Takamari #4

Takamari #4

And the living is easy

Il Dotto’ se n’è andato in vacanza alla facciaccia di tutti noi. Ha pigliato il coraggio in forma di tavola da surf e in questo momento starà bevendo birra ghiacciata davanti a un paesaggio di bikini e creme solari.
Conscio della sua maschia crudeltà, mi manda messaggi d’incoraggiamento ai quali rispondo con la solerzia di un’adolescente malata di tecnologia. continua →

Takamari #3

Takamari #3

La stanza è piena delle luci di fuori. Luci gialle verdi blu ma soprattutto rosse che si riflettono sui vetri e poi entrano nel morbido semibuio dove stiamo ballando il twist.
Sono le sei di mattina e non so bene come siamo arrivati qui, ma adesso la musica si è fatta come di velluto e noi tre ci muoviamo un pochino sorridendo, ciascuno guardando gli altri e ciascuno per i fatti suoi, pieghiamo le ginocchia giriamo polsi e collo rifacciamo i movimenti di quel film che abbiamo visto la settimana scorsa e ci ha fatto tanto ridere.

 

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Takamari #2

Takamari #2

 “mi domando perché Itaewon è così deserta di giovedì sera”

semplicemente perché è mercoledì”

 Itaewon

La macchina che contiene i resti ubriachi di un’amica si allontana tra lucine umide, strade in salita e scalini che appaiono a tradimento. L’amica in questione, quando era ancora intera, aveva voluto nominarci maestri di cerimonia per una festicciuola assai particolare. E noi, come nostro solito, ci siamo distinti per integrità, perizia e meticolosità. Commesso il crimine senza lasciare traccia alcuna, siamo certi di aver appieno rispettato le ultime volontà della fu-un-tempo-lucida- amica. continua →

Takamari #1

Takamari #1

Verso un’epopea asiatica

Sono appena uscita da uno dei miei labirinti a Venezia, le case colorate come se fosse Bologna e invece no, è Venezia, lo capisco dall’acqua e dall’odore, ma pure dal fatto che una strada stretta così a Bologna proprio non c’è. Uscita miracolosamente dal labirinto nel quale pensavo che sarei morta di sete o di noia, all’improvviso non so bene come mi trovo sul corpo di lui proprio lui cazzo esattamente come l’avevo lasciato il petto ha quella consistenza che mi fa venire voglia di stare là per sempre e siamo perfettamente aderenti o aderiti ma a questo punto poco importa il labirinto è sciolto e io incredibilmente l’ho ritrovato dopo tutto questo tempo dopo tutte queste gite in inferni separati dopo tutti quegli altri corpi miei suoi dopo tutta la paura tutto l’equilibrismo dopo tutto eccetera. continua →

La mia estate bugiarda

La mia estate bugiarda

Lagrime lagrime lagrime, come diceva Tondelli, lagrime vorrei versare pigliare questo mio cuoriciattolo sbilenco e rovesciarlo come foss’un calzino affinché tutto il vischioso doloruncolo uscisse fori fino all’ultima goccia, vorrei strizzarmi l’intestini lo stommago finoacché nulla nulla rimanesse dentro, un bel vuoto vorrei fare un vuoto pneumatico che manco nei migliori esperimenti della nanochimica tecnologia postcontemporanea. continua →

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