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	<title>Ultima Sigaretta, Officina Letteraria – Laboratorio di Idee &#124; Bologna</title>
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	<description>Un progetto culturale indipendente che ha a cuore la letteratura e la creatività.</description>
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		<title>The End di Karen Loyelo (racconto del mese di Radio Stories)</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ultima Sigaretta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Karen Lojelo]]></category>
		<category><![CDATA[racconto del mese]]></category>
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		<category><![CDATA[The End]]></category>

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		<description><![CDATA[Improvvisamente  tutti i tele­vi­sori, gli schermi per le strade e le radio si oscu­rarono e una voce elet­tro­nica ini­ziò a par­lare in tutte le lin­gue del mondo, quella strana vocina soste­neva di rap­pre­sen­tare una qual­che popo­la­zione aliena e che quindi quello che sta­vano per comu­ni­care al mondo era da pren­dere in seria con­si­de­ra­zione, non era il solito tele­gior­nale, loro non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Improvvisamente  tutti i tele­vi­sori, gli schermi per le strade e le radio si oscu­rarono e una voce elet­tro­nica ini­ziò a par­lare in tutte le lin­gue del mondo, quella strana vocina soste­neva di rap­pre­sen­tare una qual­che popo­la­zione aliena e che quindi quello che sta­vano per comu­ni­care al mondo era da pren­dere in seria con­si­de­ra­zione, non era il solito tele­gior­nale, loro non dice­vano stu­pi­dag­gini alla gente… spiegò che erano anni che pro­va­vano ad avvi­sarci ma chi era al potere glielo aveva impe­dito in tutti i modi, con­ti­nuò col dire che ormai era tardi, che rima­neva poco tempo e il pia­neta stava per implo­dere, agli esseri umani rima­ne­vano 24 ore di vita e non c’era modo di scam­pare a quell’apocalisse.<span id="more-3941"></span></p>
<p>Disse che loro avreb­bero voluto aiu­tarci ma sarebbe ser­vita una pre­pa­ra­zione lun­ghis­sima per per­met­terci di soprav­vi­vere in un altro pia­neta e quindi ci con­si­gliava sem­pli­ce­mente di usare que­ste ultime ore come meglio cre­de­vamo, que­sto era tutto quello che erano riu­sciti a fare per noi. Pro­se­guì rac­con­tando che tutto quello in cui cre­de­vamo non era vero, che non c’era nes­sun <em>Dio</em> da pre­gare e nes­sun <em>Para­diso</em> ad aspet­tarci, sem­pli­ce­mente sarebbe finito tutto, tutto quello che cono­sce­vamo, e, in futuro pro­ba­bil­mente, altre forme di vita sareb­bero nate, ma, com­ple­ta­mente diverse da noi. Spiegò come tutto fosse scien­ti­fi­ca­mente espli­ca­bile, tutto quello che cono­sce­vamo e pen­sa­vamo. La voce sep­pur elet­tro­nica sem­brava dispia­ciuta, ram­ma­ri­cata delle noti­zie che era quasi costretta a darci così fret­to­lo­sa­mente e inevitabilmente.</p>
<p>Con­ti­nuava a dare spie­ga­zioni sui vari feno­meni di cui tanto si era discusso nel corso dei secoli senza tro­vare prove tan­gi­bili, dando delle giu­sti­fi­ca­zioni inec­ce­pi­bili e la gente rima­neva incre­dula ad ascol­tare. Ina­spet­ta­ta­mente nes­sun attacco di panico si mani­fe­stò tra le folle, nes­suna crisi iste­rica, nes­suna raz­zia nei super­mer­cati o inu­tili corse verso impro­ba­bili bun­ker. Le per­sone appa­ri­vano tra un misto di stu­pore e ras­se­gna­zione. Qual­cuno addi­rit­tura scop­piò in una fra­go­rosa risata; forse pen­sava a tutte le cose inu­tili fatte nella vita, a tutte le idee stram­pa­late in cui aveva voluto cre­dere, ai ceri accesi in chiesa, ai sensi di colpa, alle occa­sioni perse, al tempo spre­cato, alle bol­lette da pagare e ai debiti con lo stato che non ave­vano più alcun valore.</p>
<p>Il vec­chio signor Car­lyle di Miami si allon­tanò dalla piazza e si andò a sedere sulla spiag­gia, accese un sigaro e si mise a leg­gere il gior­nale ridendo ad alta voce alla fine di ogni arti­colo riportatovi.</p>
<p>A Bar­cel­lona Pedro spense i for­nelli del risto­rante dove lavo­rava e uscì fuori ini­ziando a doman­dare a ogni sco­no­sciuto che pas­sava che cosa avrebbe fatto nelle pros­sime 24 ore. La sua era solo curio­sità e forse spe­rava di tro­vare una buona idea per pas­sare anche lui quelle ultime ore.</p>
<p>Marta spense la tv e si accorse che il rumore del traf­fico era improv­vi­sa­mente finito, si affac­ciò alla fine­stra e vide Roma in silen­zio. Le mac­chine spente abban­do­nate in mezzo alla strada e la gente che cam­mi­nava senza fretta verso qual­che posto.</p>
<p>Jean lasciò la radio accesa e si sdraiò sul letto con un sor­riso biz­zarro ini­ziò a fis­sare il sof­fitto e il suo sguardo lasciava intuire un pen­siero simile a <em>final­mente fini­sce tutto, </em>uno strano senso di pace lo aveva pervaso.</p>
<p>Il pic­colo Jim a Lon­dra di soli otto anni chiese alla mamma se pote­vano andare al luna park ma lei gli rispose che pro­ba­bil­mente tutti quelli che lavo­ra­vano al luna park ave­vano smesso di lavo­rare pro­prio in quel momento, allora lui le chiese se pote­vano guar­dare un dvd insieme.</p>
<p>Elisa cor­reva sulla spiag­gia di San Paulo, cor­reva più veloce che poteva, c’era qual­cosa che doveva dire a qual­cuno prima che fosse stato troppo tardi e suo marito aveva ten­tato inu­til­mente di fermarla.</p>
<p>La Signora Rosa Gon­za­les con­ti­nuò ad impa­stare il suo dolce e pian­geva e rideva e pian­geva ancora e pensò a quanto si sarebbe goduta quell’impasto di cacao senza doversi pre­oc­cu­pare del dia­bete e del colesterolo.</p>
<p>Per le strade le per­sone ini­zia­rono a par­larsi e strin­gersi la mano, sco­no­sciuti si rac­con­ta­vano a vicenda le loro vite, si pre­oc­cu­pa­vano se chi gli pas­sava accanto avesse biso­gno di qual­cosa o gli ser­visse una mano per rag­giun­gere qual­cuno magari. Nes­suno sem­brava pre­oc­cu­parsi troppo dei ser­vizi pub­blici in tilt o dell’impossibilità di pren­dere un cap­puc­cino al bar. C’era un po’ di caos solo tra quelli che cor­re­vano, per­ché in que­ste situa­zioni c’è sem­pre qual­cuno che corre per tro­vare qual­cun altro e rive­derlo un’ultima volta, come c’è sem­pre qual­cuno che tele­fona per dire i soliti <em>ti voglio bene </em>non detti prima, non detti in tempo. Ma a parte le linee tele­fo­ni­che inta­sate e qual­che cor­ri­dore dispe­rato, i più sem­bra­vano persi tra un misto di strana pace e stato confusionale.</p>
<p>Dal cielo improv­vi­sa­mente comin­cia­rono a cadere pic­cole gocce lumi­nose, ma non face­vano male, erano sof­fici come neve e l’atmosfera intorno era colo­rata e mera­vi­gliosa. In molti alzando gli occhi al cielo si resero conto di non aver mai visto nulla di così bello nella loro vita e di non essersi mai sen­titi vivi come in quel momento.</p>
<p>Mar­ghe­rita in una strada di Parigi pensò che in fondo era valsa la pena vivere per assi­stere a quell’evento, poter far parte degli ultimi uomini mai esi­stiti era qual­cosa che dava un senso a tutto quello che un senso non l’avrebbe avuto mai.</p>
<p>In fondo per molti quel giorno era stato il primo vero momento in cui si erano sen­titi parte di qual­cosa, pro­ta­go­ni­sti di un evento impor­tante… per la prima volta come in un film sta­vano vivendo qual­cosa che in genere si leg­geva solo nei libri di fan­ta­scienza. E in fondo nella vita forse nulla conta di più del sen­tirsi vivi.</p>
<p>D’un tratto la vocina elet­tro­nica rico­min­ciò a par­lare, <em>la prova tecnica </em>era riu­scita disse, e tutti pote­vano tor­nare alle loro vite. Partì la sigla del tele­gior­nale e una gior­na­li­sta spiegò che tutto era stato simu­lato per impa­rare a gestire even­tuali cata­strofi natu­rali stu­diando il com­por­ta­mento della gente.</p>
<p>Il signor Car­lyle tirò fuori dalla giacca la sua pistola e si sparò un colpo in bocca, Pedro sbuf­fando gettò la siga­retta appena accesa e rien­trò nel risto­rante a lavo­rare, Marta tornò in camera e pre­parò la borsa per andare in pale­stra, Jean aprì la fine­stra e si lan­ciò nel vuoto, Jim con aria delusa chiese alla mamma: <em>Niente dvd vero? Devi tor­nare al lavoro?, </em>Elisa si fermò di scatto, prese un respiro pro­fondo e facendo retro­mar­cia ini­ziò a cam­mi­nare len­ta­mente incon­tro a suo marito con aria ras­se­gnata. La signora Rosa Gon­za­les buttò il dolce nella spaz­za­tura, la gente smise di par­lare e rien­trò nelle mac­chine ner­vo­sa­mente ini­ziando a suo­nare i clac­son spe­rando così di velo­ciz­zare il traffico.</p>
<p>Mar­ghe­rita guardò due ragazzi inna­mo­rati che si abbrac­cia­vano e pian­ge­vano di gioia e pensò che almeno loro due ave­vano un buon motivo per con­ti­nuare a <em>soprav­vi­vere</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cuore nei polpacci #12 &#124; Ultima puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Marasca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il cuore nei polpacci]]></category>
		<category><![CDATA[il matto che cammina]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Marasca]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è una strada piena di sole. Ci sono querce dai tronchi enormi, olmi dalle capigliature folte. Il sole cala e mi abbaglia, proteggo gli occhi con la mano destra. Nella sinistra ho la piccola borsa che l’Angelo mi ha lasciato. Ci ha messo delle cose. - Ci ho messo delle cose – ha detto – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una strada piena di sole. Ci sono querce dai tronchi enormi, olmi dalle capigliature folte. Il sole cala e mi abbaglia, proteggo gli occhi con la mano destra. Nella sinistra ho la piccola borsa che l’Angelo mi ha lasciato. Ci ha messo delle cose.<br />
- Ci ho messo delle cose – ha detto – un flacone intero di gocce potrebbero servirti – ha detto – e altre cose, nella tasca ci sono un po’ di soldi.<br />
Ho preso senza dire niente. Gli angeli vanno ringraziati con le azioni, non con le parole.<span id="more-3919"></span></p>
<p>La strada piena di sole attraversa la campagna. Girasole gialli, case diroccate e cani che abbaiano di là dei cancelli. Una donna china strappa menta dall’angolo dell’orto. Ne ho percorso un bel tratto. Dapprima decine di auto, poi sempre meno, ora una ogni tanto tra un rettangolo di grano maturo e il piazzale d’un paese.<br />
Le gambe sono leggere. Cammino da un giorno e una notte. Forse due giorni e una notte. Alle spalle delle case che ho davanti tramonta il sole.<br />
È un piccolo paese come tanti. Inizia con un cimitero, in mezzo c’è una chiesa, finisce con case nuove di cemento. Penso di attraversarlo velocemente, meglio proseguire, andare avanti. Anche se dubito che qualcuno mi stia cercando.<br />
La sola persona che mi cercherebbe è l’Angelo. Ma lei mi sta spingendo.<br />
- C’è anche il mio numero di telefono, nella tasca con i soldi.<br />
Gli Angeli si comportano spesso in modo strano.<br />
- Credo che faresti bene a seguire le tue gambe – ha detto.<br />
Ho il suo numero di telefono nella borsa che mi ha dato. È una borsa da donna, ma non troppo. Come me.</p>
<p>Penso di attraversare il paese con la mano sugli occhi per proteggerli dal sole forte del tramonto. Rumori di cucine all’opera, di gatti che sgattaiolano, di lontani mietitrebbia.<br />
C’è un vecchio seduto davanti a una casa. La casa è nuova, il vecchio è antico. Devono averlo messo lì i figli, o i nipoti, che ora saranno dentro a guardare la tv.<br />
Sta su una sedia di legno sul ciglio della strada con la schiena dritta.</p>
<p>- Buonasera<br />
Io non lo so perché.<br />
Mi sono seduto accanto a lui, per terra.<br />
- Posso sedermi? – ho chiesto.<br />
Ha fatto sì con la testa, le rughe severe accompagnando il gesto.<br />
Siamo stati in silenzio per un po’. Un po’ molto. Forse dovrei prendere le gocce, mi sono detto. Ma no, mi sono risposto, almeno fino a questa notte, magari a domattina. Il vecchio teneva le mani una sull’altra ed entrambe sulla testa curva di un bastone malandato.</p>
<p>- Senta – gli ho detto – le andrebbe di raccontarmi la sua storia?</p>
<p>E sono stato zitto ad aspettare che iniziasse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FINE</strong></p>
<p style="text-align: right"><strong>LEGGI LE ALTRE PUNTATE:</strong></p>
<p style="text-align: right"><a title="Il cuore nei polpacci #1" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-1-2/" target="_blank">1</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #2" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-2/" target="_blank">2</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #3" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-3/" target="_blank">3</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #4" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-4/" target="_blank">4</a> |<a title="Il cuore nei polpacci #5" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-5/" target="_blank"> 5</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #6" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-6/" target="_blank">6</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #7" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-7/">7</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #8" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-8/">8</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #9" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-9/">9</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #10" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-10/" target="_blank">10 </a> | <a title="Il cuore nei polpacci #11" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-11/">11</a></p>
<p style="text-align: right">  <a title="Ultima Sigaretta su almaradio.it" href="http://www.ultimasigaretta.com/almaradio/" target="_blank">ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLO MARASCA</a></p>
<p style="text-align: right"><a title="Paolo Marasca’s Best of the Best 2011" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/paolo-marascas-best-of-the-best-2011/" target="_blank">LEGGI IL BEST OF THE BEST 2011 DI PAOLO MARASCA</a></p>
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		<title>Le avventure dello stampatore Zollinger di Paolo d&#8217;Ors</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Soprani</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Soprani]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[Le avventure dello stampatore Zollinger]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo d'Ors]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Pablo d&#8217;Ors è uno scrittore spagnolo, ma anche un sacerdote: Le avventure dello stampatore Zollinger, di fatto, è un libro spirituale che racconta di una vocazione, ma non una vocazione religiosa. Zollinger sin da piccolo desidera una sola cosa, diventare tipografo, ma nel suo paese natale questa possibilità gli viene negata e allora, caparbio, abbandona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pablo d&#8217;Ors</strong> è uno scrittore spagnolo, ma anche un sacerdote: <em>Le avventure dello stampatore Zollinger</em>, di fatto, è un libro spirituale che racconta di una vocazione, ma non una vocazione religiosa.</p>
<p>Zollinger sin da piccolo desidera una sola cosa, diventare tipografo, ma nel suo paese natale questa possibilità gli viene negata e allora, caparbio, abbandona tutto e parte. Durante il suo pellegrinaggio incontra e prova diversi mestieri: il casellante di una ferrovia, il soldato, l&#8217;impiegato e altro ancora, li svolge tutti con una grande passione fino a quando riuscirà finalmente a diventare uno stampatore.<span id="more-3885"></span></p>
<table style="width: 200px;background-color: #d7d6c4;height: 300px;border-width: 2px;border-color: #fbbb03;border-style: solid" border="2" cellspacing="1" cellpadding="1" align="right">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>TITOLO</strong></td>
<td style="text-align: center">Le avventure dello stampatore Zollinger</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>AUTORE</strong></td>
<td style="text-align: center">Paolo d&#8217;Ors</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>TRADUTTORE</strong></td>
<td style="text-align: center">Marco Stracquadaini</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>EDITORE</strong></td>
<td style="text-align: center">Quodlibet</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>ANNO</strong></td>
<td style="text-align: center">2010</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>PREZZO</strong></td>
<td style="text-align: center">€12.50</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>CONSIGLIATO A CHI È PIACIUTO</strong></td>
<td style="text-align: center"><em>Il debutto</em>, Pablo d&#8217;Ors</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>SE TI È PIACIUTO QUESTO LEGGI ANCHE</strong></td>
<td style="text-align: center"><em>Perciò veniamo bene nelle fotografie</em>, Francesco Targhetta</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><strong><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2895" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></strong></strong></td>
<td style="text-align: center">Da leggere tutto in un fiato, delicato. C&#8217;è l&#8217;happy ending</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2898" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></p>
</td>
<td style="text-align: center"></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>VOTO</strong></td>
<td style="text-align: center"><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/05/4su5.jpg" rel="prettyPhoto[g3885]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3909" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/05/4su5.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il finale è svelato, certo, ma non è questo il fulcro del libro: quello che conta è il sentiero che il personaggio percorre e il modo in cui lo fa. Zollinger, con la solitudine che lo accompagna durante la sua vita, <strong>ci insegna a dare nuove possibilità alle parole, anche quelle più semplici, che possono portare a un amore profondo;</strong> ad ascoltare il fruscio degli alberi come se fossero pensieri o musica che la natura ci vuole trasmettere. Lo stampatore si apre nuove vie di salvezza semplicemente riconsiderando l&#8217;ambiente che lo circonda e lo fa tutte le volte che deve ricominciare a vivere, imparando un nuovo mestiere.</p>
<p>La storia è ambientata in Austria ai tempi dell&#8217;Impero, la scrittura è semplice e delicata; tra le righe non si può non riassaporare un sempreverde<strong> Kafka</strong> da cui l&#8217;autore attinge, insieme ad altri protagonisti della grande letteratura mitteleuropea.</p>
<p>August, questo è il nome dello stampatore, non parla quasi mai: il linguaggio prediletto è il silenzio, la contemplazione, il respiro profondo e il guardare avanti. Per questo motivo, mi piace “ascoltare” questo libro come se fosse “la ballata del precario”: il protagonista, all&#8217;ostacolo, non si scompone ma pensa a una nuova possibilità, si immerge completamente nella rinata realtà tenendo sempre presente il suo obiettivo principale. <strong>Le avventure dello stampatore Zollinger è un vademecum efficace, soprattutto ora che quasi tutti noi sentiamo l&#8217;incertezza fiatarci sul collo: August ci regala gli strumenti per non bloccarci in noi stessi.</strong></p>
<p>Non so se riusciremo ad abbracciare gli alberi, proprio come faceva lui, ma forse riusciremo ad abbracciare uno stralcio di futuro, il nostro.</p>
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		<title>Pommes Frites</title>
		<link>http://www.ultimasigaretta.com/blog/pommes-frites/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa Piccoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Brooklyn]]></category>
		<category><![CDATA[french fries]]></category>
		<category><![CDATA[Mortal Kombat]]></category>
		<category><![CDATA[patate fritte]]></category>
		<category><![CDATA[pommes frites]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[short stories]]></category>
		<category><![CDATA[Vanessa Piccoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tormento era iniziato quando avevano aperto quel nuovo McKing in via Ugo Baldi. “Dai, facciamo merenda con le patatine” – lo aveva strattonato Caterina. Davide, come sempre, si era lasciato trainare dalla sorella ed erano entrati. Avviluppati dall&#8217;odore di fritto, avevano occupato un tavolino tondo e consumato la loro porzione gigante di patatine. Caterina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tormento era iniziato quando avevano aperto quel nuovo McKing in via Ugo Baldi. “Dai, facciamo merenda con le patatine” – lo aveva strattonato Caterina. Davide, come sempre, si era lasciato trainare dalla sorella ed erano entrati. Avviluppati dall&#8217;odore di fritto, avevano occupato un tavolino tondo e consumato la loro porzione gigante di patatine.<br />
Caterina alla quinta patatina già sembrava non averne più voglia. Continuò per un po&#8217; a inzupparle pigramente nella maionese, poi perse definitivamente interesse e le lasciò a Davide. Era sempre stata così: desideri intensi ed impazienti che si dissolvevano nel nulla al primo accenno di soddisfazione. Ma per Davide la questione era diversa. Nella vita di Davide le voglie avevano sempre svolto un ruolo da protagonista.<br />
<span id="more-3863"></span></p>
<p>Gli succedeva con qualsiasi cosa: magari gli veniva voglia di ascoltare una vecchia canzone oppure di fare una passeggiata in campagna o ancora di fare una doccia lunga tre quarti d&#8217;ora. Gli veniva la voglia, a volte senza nessun apparente motivo, e finché non riusciva a soddisfarla quella voglia rimaneva con lui. Non proprio un&#8217;ossessione – non sono mica uno squilibrato, si diceva Davide – ma un pensiero di sottofondo, una costante bisbigliata richiesta. Gli succedeva con qualsiasi cosa ma, soprattutto negli ultimi tempi, l&#8217;oggetto delle sue voglie era sempre più di frequente il cibo. Magari a causa di un odore sfuggito da qualche finestra, magari per una pubblicità vista su un cartellone, magari per il racconto di una gran mangiata fatta da un amico, a Davide veniva voglia di mangiare un certo piatto ed era un desiderio così intenso, così coinvolgente a livello sensoriale che gli sembrava di sentirne il sapore sulle papille. E a quel punto non c&#8217;era niente da fare, doveva procurarsi quel cibo.</p>
<p>A volte era facile – se si trattava, ad esempio, di gelato alla nocciola o di alici sott&#8217;olio – a volte un po&#8217; più complesso, come quando era dovuto andare fino a Castel del Picco per mangiare un bel piatto di polenta con i funghi porcini. Di solito però in tempi ragionevoli Davide riusciva a soddisfare i propri desideri e il senso di appagamento che provava sin dal primo boccone era tanto intenso che compensava pienamente la fatica della ricerca.</p>
<p>Quel giorno, dentro al McKing di via Ugo Baldi, Davide stava finendo le patatine di sua sorella senza averne una gran voglia, quando lei sorrise con aria nostalgica e gli chiese:<br />
&#8220;Te le ricordi le patatine del Brooklyn? &#8221;</p>
<p>Fu come un lampo: Davide si ricordò improvvisamente di tutti i pomeriggi di fine estate sulle spiagge della riviera, di sua madre sul bagnasciuga con le parole crociate tutte increspate a causa degli schizzi, di sua sorella con le ginocchia sbucciate che imparava ad andare sullo skateboard, della ragazzina dal costume viola che lo sfidava a Mortal Kombat, e delle fughe che lui e Caterina architettavano con cura, per correre mezzo chilometro sul lungomare e andare a mangiare le patatine fritte del Brooklyn.</p>
<p>Rivide quelle patatine, così invitanti nella loro confezione celeste, e, immediatamente, sentì nella sua bocca diffondersi quel sapore. Erano la cosa più buona che avesse mai mangiato e Davide capì che non avrebbe avuto pace finché non le avesse ritrovate.</p>
<p>Nei giorni che seguirono a Davide rimase una gran voglia di patatine fritte. Sapeva che non aveva nessuna speranza che la voglia passasse così, per conto suo, e che l&#8217;unico motivo che aveva di liberarsene era di soddisfarla. <strong>Tuttavia sapeva anche che questa volta appagare il suo palato sarebbe stato più difficile del solito, perché non sarebbero bastate delle patatine qualunque, ma le Patatine, quelle che il suo inconscio, tanti anni addietro, aveva eletto ad archetipo della patatina fritta.</strong></p>
<p>Decise quindi di agire con metodo. Per prima cosa fece il giro dei fast food della città: provò da BurgerPrince, da HappyFood, da OldWildCow e anche dalle varie rosticcerie e tavole calde del centro. Per vari giorni, in pausa pranzo o all&#8217;uscita dall&#8217;ufficio prendeva il motorino e andava in ricognizione per la città. Ma nonostante le molte peregrinazioni, i risultati furono deludenti. Non c&#8217;era niente da fare: tutte quelle patatine non erano che un pallido riflesso del gusto che lui ricordava. Erano mollicce o troppo dure, salate oppure insipide, troppo unte o secche o anche secche eppure unte e all&#8217;uscita da ogni fastfood la voglia di Davide non solo non era spenta, ma anzi era ravvivata da quegli insuccessi.</p>
<p>Allora Davide andò all&#8217;ipermercato e comprò tutte le marche di patatine congelate che riuscì a trovare. Il Brooklyn, dopotutto, era un locale da quattro soldi e probabilmente usava dei sacchi di patatine industriali. Comprò anche vari tipi di olio per friggere (di semi di lino, di girasole, di mais, di semi misti) perché chiaramente avrebbero influito sul sapore e persino varie marche di ketchup e di maionese.<br />
Per circa una settimana ogni sera dedicò una buona mezz&#8217;ora a friggere patate di differenti marche in vari tipi d&#8217;olio, approfittando anche del fatto che la sua coinquilina era in vacanza e che quindi non avrebbe dovuto dare giustificazioni a nessuno. Un paio di volte gli sembrò di andarci vicino – era abbastanza convinto che la chiave fosse nell&#8217;olio di mais, ma non riusciva a individuare il giusto grado di croccantezza delle patate – ma nel complesso gli esperimenti furono fallimentari. E dopo una settimana di fritture ininterrotte si sentiva il fegato dolorante, il morale basso e la voglia di patatine, se possibile, ancora più forte.</p>
<p>Il sabato sua madre lo chiamò, come faceva abitualmente, per assicurarsi che l&#8217;indomani sarebbe andato a pranzo da loro e chiedergli se c&#8217;era qualcosa in particolare di cui aveva voglia.<br />
&#8220;Pensavo di farti le fettuccine al ragù e poi non so, magari delle scaloppine&#8230;&#8221;<br />
Davide non la lasciò neanche finire.<br />
&#8220;Patatine fritte.&#8221; Le intimò. Poi, cercando di addolcire il tono: &#8220;Avrei una gran voglia di patatine come le fai tu&#8230;&#8221;<br />
Quando riattaccò si chiese se la propria reazione non fosse vagamente preoccupante.</p>
<p>Le patatine della mamma di Davide erano fatte con le patate comprate al mercato, al banco del signor Peppino, pelate e tagliate da un borbottante padre di Davide messo ai lavori forzati dalla moglie – Davide riusciva a immaginarsi la scena molto bene –, fritte nella vecchia friggitrice di famiglia e asciugate con amore dalle mani di sua madre. Ed erano effettivamente molto buone. Davide, che le aveva attese con ansia, mentre mandava giù velocemente antipasti e fettuccine, non avrebbe potuto negare che erano buone e si sforzò anche di manifestare il proprio apprezzamento alla madre. Ma un osservatore attento avrebbe saputo riconoscere qualcosa nella sua espressione indurita che tradiva un&#8217;innegabile, profonda delusione. Fortunatamente i suoi genitori non erano mai stati attenti osservatori.<br />
&#8220;Quanto tempo è che non andate a Riva Marina?&#8221; Chiese Davide durante il caffè come se la curiosità gli fosse sorta in quel momento.<br />
&#8220;Beh, io volevo andare la settimana scorsa, ma sai, tuo padre&#8230;&#8221; Iniziò a raccontare la mamma, ben contenta di aver trovato un appiglio per le proprie lamentele.<br />
&#8220;Pioveva.&#8221; Intervenne perentorio il padre di Davide mentre apriva il giornale.<br />
&#8220;Erano due gocce.&#8221; Puntualizzò lei. E poi, rivolta al figlio: &#8220;Piuttosto tu, quant&#8217;è che non ci vai? Tua cugina ci chiede sempre di te! Dovresti vedere quant&#8217;è cresciuto Riccardino.&#8221;<br />
&#8220;Sì, dovrei andare. &#8221; Cercò di tagliar corto Davide. &#8220;Sai, l&#8217;altro giorno, con Caterina, ci è venuto in mente&#8230; vi ricordate quel bar ristorante vicino al molo, il&#8230; Brooklyn, mi pare si chiamasse.&#8221;<br />
La madre assunse un&#8217;espressione sdegnata.<br />
&#8220;Quella specie di bettola.&#8221;<br />
&#8220;Secondo voi è ancora aperto?&#8221; Chiese mentre una goccia fredda di sudore gli scendeva lungo la schiena.<br />
&#8220;Penso proprio di no!&#8221; Esclamò la madre, &#8220;Quel posto aveva i topi anche quando voi eravate bambini, lo sapevano tutti. Per questo non vi ci portavo mai.&#8221;<br />
Davide inspirò lentamente. Si aspettava questa risposta, ma era comunque dura da mandare giù.<br />
&#8220;È ancora aperto.&#8221; Mormorò suo padre da dietro il giornale.<br />
&#8220;Che cosa?&#8221; Chiese Davide incredulo.<br />
&#8220;È ancora aperto. Almeno fino a qualche mese fa. Ci passiamo sempre davanti con la macchina, ma tua madre sai&#8230;&#8221;</p>
<p>I battiti del cuore di Davide coprirono il rumore del blando bisticciare dei suoi genitori mentre le sue labbra si aprivano in un largo sorriso.</p>
<p style="text-align: right"><strong>FINE PRIMA PARTE 1/2</strong></p>
<p style="text-align: right"><a title="Vanessa Piccoli" href="http://www.ultimasigaretta.com/author/piccoli/" target="_blank">LEGGI I RACCONTI E LE RECENSIONI DI VANESSA PICCOLI</a></p>
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		<title>Coltiviamo la città di Massimo Acanfora (Ponte alle grazie/Altreconomia 2012)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Coltiviamo la città]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Acanfora]]></category>
		<category><![CDATA[novità 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte alle Grazie]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Coltiviamo la città di Massimo Acanfora non è un libro che filosofeggia su presunte condotte di vita positive, pretendendo di cogliere in fallo il lettore per farlo sentire in colpa, ma piuttosto un illuminante e gioioso manuale che mostra in modo pratico e godibile, grazie anche alle belle illustrazioni di Valentina Spagnolo, tante soluzioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Coltiviamo la città</em> di <strong>Massimo Acanfora</strong> non è un libro che filosofeggia su presunte condotte di vita positive, pretendendo di cogliere in fallo il lettore per farlo sentire in colpa, ma piuttosto un illuminante e gioioso manuale che mostra in modo pratico e godibile, grazie anche alle belle illustrazioni di <strong>Valentina Spagnolo</strong>, tante soluzioni per trasformare balconi, terrazzi e piccoli pezzi di terra in orti produttivi e pieni di gustosa frutta e verdura.<span id="more-3849"></span></p>
<table style="width: 200px; background-color: #d7d6c4; height: 300px; border-width: 2px; border-color: #fbbb03; border-style: solid;" border="2" cellspacing="1" cellpadding="1" align="right">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>TITOLO</strong></td>
<td>Coltiviamo la città</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>AUTORE</strong></td>
<td>Massimo Acanfora</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>EDITORE</strong></td>
<td>Ponte alle grazie/Altreconomia</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>ANNO</strong></td>
<td>2012</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>PREZZO</strong></td>
<td>9,00€</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>CONSIGLIATO A CHI È PIACIUTO</strong></td>
<td><em>Un&#8217;altra birra</em> e<em> E ora si Ikrea</em> di Massimo Acanfora<em></em></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>SE TI È PIACIUTO QUESTO LEGGI ANCHE</strong></td>
<td><em>La manutenzione della bicicletta e del ciclista in città</em> di Ilaria Sesana</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><strong><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2895" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></strong></strong></td>
<td>Agile manualetto pronto-uso pieno di buoni consigli.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2898" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></p>
</td>
<td style="text-align: left;">Stile leggermente ammiccante.</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>VOTO</strong></td>
<td><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/03/3su5.jpg" rel="prettyPhoto[g3849]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3751" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/03/3su5.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Leggendo quest’agile libro, imparerete come sfruttare al meglio lo spazio che avete a disposizione (ed è veramente incredibile rendersi conto di quante siano le possibilità per fare crescere una piccola pianta), come scegliere i semi giusti e quali possono essere piantati insieme: <em>Le piante sono come le persone, per stare insieme devono essere compatibili.[...]L’incontro delle radici, come quello tra due persone di convinzioni opposte e profonde, può degenerare.</em></p>
<p>Imparerete a scegliere i vasi giusti (sorprendendovi, scoprendo quanti oggetti possono essere trasformati facilmente in vaso), il periodo dell’anno migliore, la giusta esposizione e tutti gli antiparassitari presenti in natura (il miracolo dell’aglio!).</p>
<p>Ricchissima è, inoltre, la parte dedicata alla bibliografia. Intorno agli orti urbani brulicano infatti associazioni, progetti di agricoltura sociale, didattica, solidale, gruppi di <em>guerrilla gardening</em> (a Bologna c’è <a title="Terra di Nettuno" href="http://terradinettuno.blogspot.it/" target="_blank">Terra di Nettuno)</a>, siti internet, forum e portali.</p>
<p>C’è, insomma, un mondo da scoprire.</p>
<p>Personalmente, dopo aver letto il libro mi sono rivolto a un contadino, gli ho chiesto gentilmente di darmi alcuni semi di pomodoro e nel giro di pochissimo tempo ho trasformato una vecchia cassetta della frutta nel mio primo orto da davanzale.</p>
<p>Vi tengo aggiornati sui risultati.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Massimo Acanfora al <strong><a title="Salone del libro di Torino" href="http://www.salonelibro.it/" target="_blank">Salone del libro di Torino</a></strong>:</p>
<p>Lunedì 14 maggio, ore 15.30<br />
Sala Rossa<br />
<strong>&#8220;L&#8217;orto e il giardino. Dall&#8217;Eden alla città&#8221;</strong><br />
Incontro con Massimo Acanfora (Coltiviamo la città),Carlo Pagani e Mimma Pallavicini,  (Le stagioni del maestro giardiniere,Vallardi) e Paola Violani (L&#8217;orto e l&#8217;anima,Vallardi)</p>
<p>Coordina Elena Accati</p>
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		</item>
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		<title>Il cuore nei polpacci #11</title>
		<link>http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-11/</link>
		<comments>http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-11/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Marasca</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Il cuore nei polpacci]]></category>
		<category><![CDATA[il matto che cammina]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Marasca]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[short stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiamo Sara Mani, sono educatrice qui in comunità da 9 anni. Nessuno dovrebbe lavorare in comunità per un tempo tanto lungo. 9 anni sono 3285 giorni, più o meno, non sono brava con i conti, ma in 3285 giorni, festivi compresi, devo aver distribuito non meno di 10.000 pasticche di Risperdal e 30.000 gocce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Sara Mani, sono educatrice qui in comunità da 9 anni. Nessuno dovrebbe lavorare in comunità per un tempo tanto lungo. 9 anni sono 3285 giorni, più o meno, non sono brava con i conti, ma in 3285 giorni, festivi compresi, devo aver distribuito non meno di 10.000 pasticche di <strong>Risperdal</strong> e 30.000 gocce di <strong>Haldol</strong>. E tonnellate di <strong>En</strong>, <strong>Lexotan</strong> e <strong>Xanax</strong>, ovviamente. E non dico dei cessi che ho sturato, non credo sia importante.<span id="more-3830"></span></p>
<p>La polizia mi ha interrogato ieri, dopo che la responsabile della comunità ha denunciato la scomparsa di M.C. “Perché avete aspettato quattro giorni prima di denunciarla?” le hanno chiesto. “M. cammina molto” ha risposto “e spesso si allontana di chilometri senza accorgersene, impiega mezza giornata, un giorno per tornare”.</p>
<p>Poi ha detto agli agenti che io ero l’unica ad avere confidenza con quell’ospite. I ragazzi qui, tra loro, si chiamano matti, ma noi ospiti li chiamiamo, e il frigo bar è sempre a disposizione per i medicinali preferiti.</p>
<p>Così gli agenti mi hanno chiamata per interrogarmi, anche se hanno utilizzato un altro verbo: ascoltarmi, hanno detto. Ma io so come si fa ad ascoltare e non è quello che hanno fatto, così come nei loro appunti non hanno scritto quello che io gli ho detto.</p>
<p>Il linguaggio è un deserto, il dialogo un miraggio, la comprensione è solo nel silenzio.</p>
<p>Prima di uscire quel giorno M mi ha chiesto di entrare nella sua stanza e di portargli le gocce. Non ho paura degli ospiti, tranne che di Eric che una volta mi ha afferrato dai capelli lanciandomi contro un armadio di metallo che ha fatto un gran rumore, <strong>Eric pesa 135 chili e ha due braccia enormi, le voci non lo lasciavano in pace da una settimana e non ha retto più.</strong> Ora comunque è all’ospedale in psichiatria e non ho paura di altri ospiti, capita che abbia paura per loro, di quello che possono fare, una volta Samuele si gettò dalla finestra davanti agli occhi miei. Davanti ai miei occhi si è gettato dal terzo piano finendo sul tettuccio di un fioraio che scendeva in quel momento dall’abitacolo con un gran mazzo di rose nella mano e nell’altro un biglietto immagino d’amore.</p>
<p>Capita che io abbia paura di loro e per loro.</p>
<p>Sì.</p>
<p>M ha atteso che io finissi la riunione con i miei colleghi, ne facciamo una a settimana e si parla di molte cose interessanti, dei dosaggi dei medicinali, della carta igienica, delle posate di plastica e di chi svuota e non svuota i posacenere, dei programmi tv da seguire e della scorta di guanti in lattice, e ogni collega che interviene ha lo sguardo di una persona che non è, come non capisse bene in che maniera la vita l’abbia portato fino a lì, e reagisse con quel che ha, di solito ignoranza e rabbia.</p>
<p>Quando sono entrata nella camera di M era disteso a letto.</p>
<p>“Mi fanno male le gambe” ha detto…</p>
<p><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/04/psicofarmaci2.jpg" rel="prettyPhoto[g3830]"><img class="alignright size-full wp-image-3837" style="margin: 5px" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/04/psicofarmaci2.jpg" alt="" width="389" height="294" /></a>“Mi fanno male le gambe Angelo mio, non riesco proprio a camminare, mi pesano come macigni e se avessi la confidenza necessaria<strong> ti chiederei di massaggiarle, porre le tue dita sottili da pianista, da flautista sui muscoli delle mie cosce e sui polpacci per fare una respirazione bocca a bocca alle mie gambe.</strong> No, non ti muovere, resta lì, so che lo faresti, hai il cuore grande tu, ma non è giusto che si abbia tutta questa confidenza qui, non tra di noi che non indossiamo pannoloni né camicie di forza, ci laviamo da noi stessi e usciamo a far la spesa. La tua vita, le tue ore sono già date in affitto altrove, il dolore alle mie gambe passerà.</p>
<p>Ho sempre camminato sai, è qualcosa della quale proprio non so fare a meno, camminerei anche se mi gettassero nel mare, in fondo al mare, e se mi spedissero in cielo al di là dell’atmosfera, io camminerei lo stesso e spero proprio che mi mandino all’inferno da morto perché potrei fare avanti e indietro all’infinito tra i gironi dei dannati, sarebbe molto molto divertente.</p>
<p>Pensa che da bambino iniziai tardi a camminare, tanto che dei medici, mi hanno raccontato, si interessarono a me, alle mie gambe, alle mie ossa, ai muscoli, per capire cosa non andasse, perché questo bambino non cammina, che succede, non funziona come dovrebbe alla sua età. Beati medici, che hanno le risposte ad ogni cosa e le tabelle esatte di funzionamento, li invidio spesso per la loro fervida ignoranza, fatta di confini che solo la loro scienza pare sappia superare mentre tutto il resto resterebbe miracolosamente uguale. Erano stupiti, allibiti, questo bambino non ha niente. Non gli passava nemmeno per la testa che io non volevo.</p>
<p>Non volevo camminare.</p>
<p>Ma poi l’ho fatto eccome, <strong>a volte penso che da piccolo non volessi mettere un piede avanti all’altro perché sapevo che ne sarei stato dipendente, che una volta iniziato non avrei mai smesso.</strong> Quando non ero matto &#8211; non preoccuparti, so che non si deve dire matto, mi permetto di farlo solo qui con te &#8211; dicevo che camminare mi aiutava a pensare. E invece, vedi, non era così, non era così affatto, camminare era in realtà come scavare con un cucchiaio una parete spessa e dura, vedere una luce che filtra, uscire attraverso il foro a toccarla e poi, come accade nei film pieni di effetti speciali, voltarsi e scoprire che la parete s’è riformata, ricomposta, assemblata di nuovo anche più dura. E il cucchiaio t’è rimasto dentro. Vedi Angelo, è così che succede, si diventa matti per appena un passo in più, verso quale direzione non si sa.</p>
<p>Male. Mi fanno male ma non mi fermo certo per un po’ di dolore. Ecco, vedi, qui, sul dorso della coscia è come fosse marmo. Ma sono certo che riprenderanno presto ad essere leggere le mie gambe. Là fuori è pieno di persone che hanno cucchiai nelle mani e pareti davanti, non sai mai quale di loro comincerà a scavare.</p>
<p>A volte sai cosa penso? Penso di essere un muratore, uno che quando qualcuno sta per uscire tira su un altro muro, un muro finto, perché il fuggiasco scavi anche quello col cucchiaio evitando di perdersi là fuori, là dove sono giunto io.</p>
<p>Perché là, qui, qui c’è tanta luce da accecarti e non è detto che voglia compagnia.</p>
<p>Ti ho trattenuto tanto, Angelo mio, mi hai portato le gocce? Dammele per favore, ne ho bisogno oggi più che mai, credo che dopo proverò ad andare a fare una bella passeggiata. Ti ho trattenuto tanto, devi lavorare, vai pure vai, senti?, di là stanno guardando la tv. Chi vuol esser milionario, se non sbaglio. Vai, chiudi la porta”</p>
<p>Sono uscita dalla stanza e nell&#8217;ingresso gli ospiti tiravano a indovinare le risposte del quiz televisivo. Battevano pugni deboli sui braccioli del divano, le sigarette spente in bocca, ridevano arrabbiati, disperati, spenti.</p>
<p>La polizia mi ha chiesto se fu l’ultima volta che lo vidi.</p>
<p>“Fu l’ultima volta che lo vide?”</p>
<p>Ho detto “Sì”</p>
<p>“Sì” ho detto “poi deve essere uscito, quando le gambe gli hanno fatto meno male è uscito”.</p>
<p>“E non le ha parlato” hanno chiesto “di un luogo dove voleva andare?”</p>
<p>“Fuori” ho detto. Ma non l’hanno scritto nel verbale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">(<em>…to be continued</em>)</p>
<p style="text-align: right"><strong>LEGGI LE ALTRE PUNTATE:</strong></p>
<p style="text-align: right"><a title="Il cuore nei polpacci #1" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-1-2/" target="_blank">1</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #2" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-2/" target="_blank">2</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #3" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-3/" target="_blank">3</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #4" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-4/" target="_blank">4</a> |<a title="Il cuore nei polpacci #5" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-5/" target="_blank"> 5</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #6" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-6/" target="_blank">6</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #7" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-7/">7</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #8" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-8/">8</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #9" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-9/">9</a> | <a title="Il cuore nei polpacci #10" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/il-cuore-nei-polpacci-10/" target="_blank">10 </a></p>
<p style="text-align: right"><a title="Ultima Sigaretta su almaradio.it" href="http://www.ultimasigaretta.com/almaradio/" target="_blank">ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLO MARASCA</a></p>
<p style="text-align: right"><a title="Paolo Marasca’s Best of the Best 2011" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/paolo-marascas-best-of-the-best-2011/" target="_blank">LEGGI IL BEST OF THE BEST 2011 DI PAOLO MARASCA</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La rabbia di Marco Mantello (Transeuropa, 2011)</title>
		<link>http://www.ultimasigaretta.com/blog/la-rabbia-di-marco-mantello-transeuropa-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 17:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Libreria Golconda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un senso di completo disorientamento ti prende quando finisci di leggere La Rabbia di Marco Mantello. Un oggetto strano, indefinibile, un libro pieno di coraggio che ti lascia smarrito. Weird, direbbero dall’altra parte del mondo. Poi ti fermi, inizi a rifletterci su e provi a rispondere alle domande che questo romanzo, opera prima di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un senso di completo disorientamento ti prende quando finisci di leggere<strong> La Rabbia di Marco Mantello</strong>. Un oggetto strano, indefinibile, un libro pieno di coraggio che ti lascia smarrito.</p>
<p><em>Weird</em>, direbbero dall’altra parte del mondo.<span id="more-3809"></span></p>
<p>Poi ti fermi, inizi a rifletterci su e provi a rispondere alle domande che questo romanzo, opera prima di un interessante scrittore quarantenne (ma solo in Italia i poveri scrittori esordiscono a quarant&#8217;anni? Possibile che un <strong>Jonathan Safran Foer</strong> sia concepibile solo negli Stati Uniti? Mah&#8230;) ha disseminato dentro di te durante tutta la lettura.</p>
<p>Perché, in questo libro, c&#8217;è dentro di tutto: lo scontro generazionale, i piccoli vizi privati che diventano metafora di un mondo che sta andando a puttane, i tradimenti veri e presunti, il difficile rapporto uomo-donna. Di tutto, con il rischio che questo <em>tutto</em> possa essere <em>troppo</em>, soprattutto per i meno allenati.</p>
<p>Volendo iper-riassumere, il romanzo parla di un padre e di un figlio, <strong>Leandro</strong> e <strong>Filippo Van Sandt</strong>, entrambi intellettuali (scrittore ormai esaurito il primo, potenziale ordinario di diritto il secondo) e, soprattutto, parla delle loro rispettive solitudini. Il padre, ormai isolato dal resto del mondo, vive con la scimmia del proprio esaurimento nervoso costantemente attaccata alla schiena; il secondo, afflitto da un&#8217;assurda turba sessuale e dall&#8217;impossibilità di diventare padre, ondeggia tra un mondo accademico che rifiuta e una compagna – con la quale si trasferirà da Roma a Berlino– il rapporto con la quale si trasforma in un tourbillon di piccoli silenzi quotidiani, esplosioni d&#8217;ira e metaforici fiumiciattoli di acido solforico che scorrono sottoterra, pronti a esplodere, distruggendo tutto e tutti.</p>
<table style="width: 200px;background-color: #d7d6c4;height: 300px;border-width: 2px;border-color: #fbbb03;border-style: solid" border="2" cellspacing="1" cellpadding="1" align="right">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>TITOLO</strong></td>
<td>La rabbia</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>AUTORE</strong></td>
<td>Marco Mantello</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>EDITORE</strong></td>
<td>Transeuropa</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>ANNO</strong></td>
<td>2011</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>PREZZO</strong></td>
<td>14,90€</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>CONSIGLIATO A CHI È PIACIUTO</strong></td>
<td>U. Eco, <em><em><em>Il pendolo di Foucault; </em></em></em>J. G. Ballard, <em>La mostra delle atrocità</em><br />
<em></em></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>SE TI È PIACIUTO QUESTO LEGGI ANCHE</strong></td>
<td>J. S. Foer, <em>Molto forte, incredibilmente vicino; </em>D. F. Wallace, <em>Brevi interviste con uomini schifosi</em></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><strong><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2895" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_ALTO3.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></strong></strong></td>
<td>Fervida immaginazione. Lettura realmente diversa.</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" rel="prettyPhoto[g3616]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2898" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2011/11/pollice_verso2.jpg" alt="" width="27" height="31" /></a></p>
</td>
<td style="text-align: left">Linguaggio aulico che potrebbe appesantire la lettura.</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center"><strong>VOTO</strong></td>
<td><a href="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/03/3su5.jpg" rel="prettyPhoto[g3809]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3751" src="http://www.ultimasigaretta.com/wp-content/uploads/2012/03/3su5.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Queste storie private, poi, si trasformano in espedienti per riflessioni più ampie, che abbracciano un po&#8217; tutto lo scibile: dalla politica contemporanea alla società allo sbando, dalla difficoltà di far carriera a quella, forse più grande, di farsi una famiglia come si deve, il tutto infarcito da personaggi di contorno talmente strambi da riuscire inconcepibili (dal portiere stupra-colf alla vecchietta che sembra uscita da uno spin-off della <em>Finestra sul cortile</em>, che guarda fuori dal balcone e gioca al tiro al bersaglio).</p>
<p>Si rischia un po’ <strong>l’effetto Sundance</strong>, dove a farla da padrone è l&#8217;equazione <strong><em>personaggi assurdi + situazioni incresciose</em></strong>: Filippo sembra quasi fiero della sua menomazione sessuale, Leo è l&#8217;emblema stesso della schizofrenia, la compagna di Filippo lo odia e non fa assolutamente nulla per nasconderlo, i personaggi di contorno sono uno più strambo dell&#8217;altro) senza, tuttavia, che sia sempre evidente una reale giustificazione a questi comportamenti.</p>
<p>Non siamo neanche al livello dell&#8217;hitchcockiano<em> macguffin: </em>accadono cose strane, ma non c&#8217;è nessuna giustificazione narrativa al loro succedere. Ci sono perché, tutto sommato, ci stanno bene.</p>
<p>Senza voler svelare nulla della trama, il romanzo va avanti come una sorta di <em>Fuori orario</em>, una fiera dell&#8217;assurdità in cui personaggi strani compiono azioni strane senza soluzione di continuità.</p>
<p>Il tutto con un linguaggio aulico e ricercatissimo, Sicuramente mai banale. Il rischio, in questo caso, è quello che il compianto <strong>David Foster Wallace</strong> definiva in <em>Verso occidente l&#8217;impero dirige il suo corso</em> come <em>“mammaguardasenzamanismo”</em>. O, in termini meno sbruffoni, manierismo. La tendenza, insomma, è quella di sfociare in un&#8217;autocelebrazione linguistica, una farcitura elevata – per carità, piacevolissima e molto competente – a una narrazione che in sé, forse, non la richiederebbe. Anche le citazioni in altre lingue (soprattutto russo e tedesco), rigorosamente non tradotte, e quindi incomprensibili per molti, rischiano di disorientare il lettore (ai tempi del <em>Pendolo di Foucault</em> molti lettori <em>anobiiani</em> chiesero a gran voce la testa di Eco su un vassoio d&#8217;argento decorato con diamanti e lo tacciarono di inutile civetteria da intellettuale<em> fighetto</em> per aver usato una citazione in ebraico senza traduzione a inizio libro. Siamo lì).</p>
<p>Insomma, Mantello sembra uno dotato di numeri eccezionali che però necessiterebbe di un maggiore controllo, come un fiume in piena che necessiti di un letto confortevole attraverso il quale scorrere con tutto il proprio impeto fino a destinazione.</p>
<p>Però avevamo detto che dopo aver chiuso il libro ci avresti riflettuto un attimo. L&#8217;hai fatto?</p>
<p>E allora, forse, ti è venuta la mia stessa idea. Non sarà mica che <em>La rabbia</em>, questa fiera dell&#8217;assurdità e del dolore apparentemente senza possibilità di espiazione, questo girotondo di anime perse e di persone che non riescono a trovare un posto nel mondo, questo calderone di situazioni dominate dal caos, al di là della trama, sia una rappresentazione, fedele, della vita stessa?</p>
<p>Ha un sacco di difetti ed è maledettamente complicato. Ma quale vita non è esattamente così?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><a title="Intervista a Marco Mantello" href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?t=fahrenheit&amp;p=fahrenheit&amp;d=&amp;u=http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/un_libro/archivio_2011/audio/libro2011_08_12.ram" target="_blank">ASCOLTA L&#8217;INTERVISTA  A MARCO MANTELLO A CURA DI FAHRENHEIT</a></p>
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		<title>Pazienza</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 13:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Morozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il Grande Disastro ad alcuni vecchi clonati appartenuti al mondo di prima, come novelli Uomini LIbro, è affidato il compito di tentare di ricostruire l'immenso patrimonio culturale andato distrutto per sempre. In questa lezione presso la Facoltà di Ricostruzione del Mondo un vecchio scrittore tenta di far disegnare ai suoi allievi la tavola del suo contemporaneo Andrea Pazienza, L'INTERVISTA. Un nuovo appassionante racconto di Gianluca Morozzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno, due, prova. Si sente? Funziona il microfono?<br />
Si sente bene anche laggiù in fondo?<br />
Molto bene.<br />
Buongiorno, allora. Ci siete tutti? Avete tutti un posto a sedere? Ottimo.<br />
Io sarò il vostro insegnante. No, non badate al mio aspetto giovanile: come potrete intuire, ho trasferito il mio cervello in un corpo clonato.<br />
Un corpo con tanti capelli, per di più.<span id="more-3795"></span><br />
(<em>Passarsi una mano tra i capelli. Fare un sorriso compiaciuto. Fare una pausa per la probabile risata del pubblico.</em>)<br />
Io, in realtà, sono vecchio. Molto vecchio. Se non fosse stata perfezionata per tempo la tecnica della clonazione, avrei ancora il mio catetere cibernetico e forse sarei morto.<br />
Ho centovent’anni, anno più, anno meno. Facevo lo scrittore, a Bologna, una volta.<br />
No, non ero contemporaneo di <strong>Dante Alighieri</strong>. (<em>Fare una piccolissima pausa, per eventuali, improbabili risate</em>.) Ma d<strong>i Andrea Pazienza</strong>, sì, lo sono stato. Io e l’oggetto di questo corso complementare della <strong>Facoltà di Ricostruzione del Mondo</strong> a cui vi siete iscritti così numerosi, ebbene sì, eravamo contemporanei. Un po’ sfasati, ma contemporanei.<br />
Lui è nato nel 1956. Io nel 1971. Lui è morto nel 1988, quando io avevo diciassette anni. Io sono ancora qua.<br />
Vi confondono, queste date? Sono gli anni come li misuravamo noi, prima del <strong>Grande Disastro.</strong> Dovete familiarizzare con questo modo di misurare il tempo, se volete ricostruire il mondo per bene.<br />
<strong>Andrea Pazienza</strong> non è nato a Bologna, non è morto a Bologna, ma ha vissuto nella mia città in una delle sue stagioni più creative.<br />
Quella stagione così creativa, ahimè, non l’ho vissuta. Sfogavo la mia voglia di arte e di creatività in modi un po’ obbligati, nei temi delle scuole elementari, nei disegnini alle scuole elementari, nelle mie inesauste letture da scuola elementare.<br />
Avevo una fantasia inesauribile, già allora. Non leggevo <strong>Linus</strong>, <strong>Il Male</strong>, <strong>Il Cannibale</strong>, <strong>Alter Alter</strong>, <strong>Tango</strong>, <strong>Frigidaire</strong>, no, leggevo fumetti di supereroi e libri di fantascienza.</p>
<p>Sapete, è divertente, perché c’era una cosa che ci raccontavamo tra noi, all’inizio del ventunesimo secolo&#8230; cioè, tutti gli scrittori di fantascienza avevano profetizzato le colonie marziane, le stazioni orbitanti, il teletrasporto, e nessuno aveva mai pensato all’e-mail.<br />
Per il<strong> Grande Disastro</strong> è andata nello stesso modo. Tutti a immaginarsi invasioni aliene, un morbo letale, i vampiri padroni del mondo&#8230;<br />
Chi poteva immaginare quello che è accaduto?<br />
Chi poteva profetizzare un virus capace di annientare tutta la carta del mondo in meno di un’ora? Tutti i libri, tutti i fumetti, tutti i documenti della Terra trasformati in cenere in sessanta minuti, chi ci aveva pensato? Chi poteva immaginare la radiazione che avrebbe trasformato tutti i computer del pianeta in pezzi di metallo, che avrebbe cancellato ogni microframmento di file in sette minuti?<br />
Chi poteva immaginarlo?</p>
<p>Per questo siete qui, alla Facoltà di Ricostruzione del Mondo.<br />
Noi vecchiardi, in questi cervelli strappati ai nostri corpi decrepiti e incastonati in una testa clonata nuova di zecca, ricordiamo tutto. Siamo come gli <strong>Uomini Libro</strong> di un romanzo cancellato dal Grande Disastro, uno di quei romanzi che stanno provando a ricostruire, con un altro docente, in un corso simile a questo.<br />
Noi, qui, proveremo a far rinascere l’opera di Andrea Pazienza.<br />
Avete tutta la carta che vi serve, ora che l’umanità ha imparato di nuovo a ricavarla dalla cellulosa, e l’occorrente per disegnare. Ora, ognuno di voi avrà un proprio stile, e per quanto io possa essere preciso non potrò mai rievocarvi con esattezza lo stile di disegno di Andrea Pazienza, ma, come sostiene la teorie delle scimmie davanti a una macchina da scrivere, qualcuno di voi forse si avvicinerà, farà qualcosa di vagamente simile a quello che faceva Andrea Pazienza, e io potrò dirgli Ci siamo quasi, arrotonda questo naso, marca un poco questo tratto, e forse, più o meno, l’opera del grande tornerà a vivere in questo nuovo mondo.<br />
Ci proveremo.</p>
<p>Cominciamo da un’opera breve. Non sto dicendo: semplice. Sto dicendo: breve.<br />
Una tavola.<br />
Una singola, semplice tavola. Una storia cortissima.<br />
Prima il titolo: in alto, a centro tavola, a grandi lettere maiuscole: <strong>L’INTERVISTA</strong>.<br />
Nella stanghetta orizzontale della prima T, ci va parte del nome dell’autore: Andrea Pazien. Nella stanghetta orizzontale della seconda T, il resto: za!<br />
In alto a sinistra, accanto al titolo, c’è un DRIIIIN!<br />
Significa che sta suonando un campanello.<br />
Sotto il trillo c’è una specie di Pazienza dai capelli lunghi, con il nasone a patata, che dice Arivo!, con una sola erre.<br />
A destra del titolo c’è un faccino di donna –l’intervistatrice- che sgrana gli occhioni, si suppone, nel vedere Pazienza. Del quale sbuca soltanto la nuvoletta, “Sì?”, dal titolo, e la donna dice solo “Io&#8230; oh!”<br />
Ora: la parte centrale della tavola è dominata dalla grande figura dell’intervistatrice.<br />
La donna sta sul divano, a gambe spalancate, impegnata a masturbarsi –sì, ho detto masturbarsi- con la mano destra, un seno di notevoli dimensioni penzolante fuori dalla scollatura, l’espressione stravolta dalla lussuria animale.<br />
La breve vicenda ruota intorno alla donna intenta a, be’, darsi piacere da sola, sconvolta dalla bellezza di Andrea Pazienza.<br />
Il suono delle dita della donna che -come dire- lavorano, è: Frit frit.</p>
<p>A destra della donna vediamo la sua nuvoletta che dice: Pazienza, cosa –glack- la rende così maledettamente sexy?<br />
Sotto la nuvoletta, un Pazienza con aria un po’ alla <strong>Fonzie</strong> –poi vi spiego chi è-, come alzando le spalle, risponde Beh, non so, forse perché sono così superfluo, quasi irreale.<br />
La donna ora dice: -ork- scusi se mi tocco ma&#8230; è più forte di me&#8230; continui&#8230;<br />
Questa nuvoletta è proprio sopra la sua testa.<br />
La narrazione continua a muoversi in senso orario, per cui a destra della donna c’è Pazienza che ride divertito Ma cosa vuole che le dica, cara la mia signorina, mi fa ridere mi fa! Si tocca! Ah ah!<br />
Sotto la risata di Pazienza c’è la nuvoletta della donna ormai prossima all’orgasmo, tanto che la coda della nuvoletta è all’altezza dei suoi lombi. Dice, ormai al parossismo: Cos’è? Dimmi cos’è che c’hai, dimmi checcia’i, dillo checcia’i!<br />
Sottolineati, sì.<br />
Ancor più in basso a destra, un sempre divertito Pazienza le fa eco: Cosa c’ho cosa c’ho! E che ne so! Sarà che sono come sono!<br />
Il baloon conclusivo della masturbazione è sul fondo della pagina, al centro, appena un po’ spostato verso destra.<br />
La donna dice: Ssssssééee! Kontinua a parlare&#8230; il suono della tua voce mi bagna tutta&#8230;</p>
<p>Sì, signorina, Kontinua è scritto con la K.</p>
<p>La vicenda continua a dipanarsi in senso orario fino alla conclusione, collocata quindi nell’angolo sinistro in basso della tavola.<br />
La donna si è rivestita, è in piedi davanti a Pazienza, piena di vergogna per quell’abbandono incontrollato. Girata da un lato, con una mano davanti alla faccia, rossa in viso, dice solo Gosh!<br />
Pazienza, davanti a lei, piegato in avanti, dice Signora, è stato un piacere per me illustrarle come e perché Vercingetorige cadde ad Alesia.<br />
Attenzione a un particolare: il piede enorme della donna gigante di centro pagina passa qui in mezzo alle gambe di Pazienza, tanto da toccare il cavallo dei suoi pantaloni in modo decisamente malizioso.<br />
Ma occhio all’epilogo: nell’angolo in basso a destra, rimasto libero, sopra la firma dell’artista, c’è un grassone dagli enormi baffi, calvo, sudato, che dice E per concludere non ci dimentichiamo che <strong>Costanzo è un porco piduista.</strong> Buonasera.<br />
Sì, poi questa ve la spiego.<br />
Vediamo le tavole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><a title="GIANLUCA MOROZZI" href="http://www.ultimasigaretta.com/author/morozzi/" target="_blank">LEGGI GLI ALTRI RACCONTI DI GIANLUCA MOROZZI</a></p>
<p style="text-align: right"><a title="INTERVISTA A GIANLUCA MOROZZI" href="http://www.ultimasigaretta.com/almaradio/" target="_blank">ASCOLTA L’INTERVISTA</a></p>
<p style="text-align: right"><a title="Gianluca Morozzi’s   Best of the Best 2011" href="http://www.ultimasigaretta.com/blog/gianluca-morozzis-best-of-the-best-2011/" target="_blank">LEGGI IL BEST OF THE BEST 2011</a></p>
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		<title>Radio3 In Festival: 13-14-15 aprile a Cervia.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ultima Sigaretta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cittadina romagnola ospiterà dal 13 al 15 aprile alcuni protagonisti della stagione radiofonica di Radio3. Moltissime sono le ragioni per partecipare tra cui la possibilità di assistere live a un puntata di Fahrenheit, lo storico programma di Marino Sinibaldi, da anni punto di riferimento per tutti gli appassionati di letteratura. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna il Festival di Radio3 a Cervia.</p>
<p>La cittadina romagnola ospiterà dal 13 al 15 aprile alcuni protagonisti della stagione radiofonica di Radio3. Moltissime sono le ragioni per partecipare, una tra tutte, la possibilità di assistere live a un puntata di <em>Fahrenheit</em>, lo storico programma di <strong>Marino Sinibaldi</strong>, da anni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di letteratura. <span id="more-3784"></span></p>
<p>&#8220;Ecco alcuni degli eventi e degli ospiti che si avvicenderanno nel palinsesto di Radio3 nei giorni del Festival: il critico d’arte <strong>Flavio Caroli</strong>, <strong>Saverio La Ruina</strong> con il suo spettacolo <strong><em>Italianesi</em></strong>, il <strong>Quartetto Savinio</strong> con <strong>Matteo Fossi</strong> al pianoforte,  le <strong><em>Lezioni di Musica</em></strong> con <strong>Giovanni Bietti</strong> e <strong>Michele Dall’Ongaro</strong>, le edizioni speciali di <strong><em>Tutta la Città ne parla</em></strong>, <strong><em>Radio3 Mondo</em></strong>, <strong><em>Uomini e Profeti</em></strong>; e ancora uno straordinario concerto “Reunion” degli <strong>Area</strong>, l’incontro con uno dei protagonisti della scena musicale internazionale, <strong>Nicola Piovani</strong>,  lo spettacolo <strong><em>Muri</em></strong> con <strong>Giulia Lazzarini</strong>, il concerto dei pianisti <strong>Massimiliano Damerini</strong> e <strong>Marco Rapetti</strong>, l’edizione serale del <strong><em>Dottor Djembè </em></strong>con <strong>Stefano Bollani</strong> e <strong>David Riondino</strong>. Conclude <strong>Alessandro Bergonzoni</strong>.&#8221;</p>
<p style="text-align: right;">[<a title="Radio3 IN FESTIVAL" href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-d0e2a52a-7567-440f-99de-de3a3a65ddb3.html?refresh_ce" target="_blank">continua a leggere sul sito di Radio3</a>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dove:</strong> Cervia, Emilia Romagna.</p>
<p><strong>Quando</strong>: 13-14-15 aprile 2012</p>
<p><strong>Quanto:</strong> tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.</p>
<p><strong>Info:</strong>  <a title="Radio3" href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-d0e2a52a-7567-440f-99de-de3a3a65ddb3.html?refresh_ce" target="_blank">Sito Radio3 </a>| <a title="Programma Rladio3 IN Festiva" href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/ContentItem-4041c43d-ae81-4ed2-be93-001cc3ba0ef3.html" target="_blank">PROGRAMMA COMPLETO</a> [link esterni]</p>
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