Disturbatissimamente emergo da un sonno senza sogni e artiglio la sveglia. Sono le novessei minuti e mi dico che forse potrei anche dormire un po’ di più. In fin dei conti si sta bene qui, il letto è caldo e morbido e ho come l’impressione di essermi messa sotto le coperte un’ora fa. Evidentemente il mio corpo mi chiede riposo e non vedo perché non dovrei assecondarlo.
Sto per richiudere l’unico occhio quando improvvisamente una lucina luminosa si accende in un antro remoto e sobrio del mio cervello. La scritta dice venerdì. E il venerdì, suggerisce qualcuno nascosto nell’antro abbandonato, alle novessei minuti si sta in ufficio, puliti pettinati sorridenti e soprattutto sobri.
Come uno zombie mi alzo e recupero il cadavere del Dotto’ che, nella migliore delle tradizioni, al suono della mia voce si allontana dal mondo delle placide meditazioni centrate sulla possibilità di una vita senza sesso, e si rimpossessa del suo corpo, scatta in piedi senza avere la benché minima idea di dove si trovi e perché, ma non importa. È sufficientemente chiaro nella sua testa annebbiata che anche per lui sono le novessei, anche per lui è venerdì, e anche lui si trova inequivocabilmente, inderogabilmente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sguardo vuoto e bocca troppo impastata per bestemmiare.
In un attimo siamo completamente vestiti e cerchiamo di infilarci le scarpe.
Ora, infilarsi le scarpe alle novessette, dopo aver dormito due ore, non è impresa facile. Barcollo pericolosamente alla ricerca del magico pertugio ove infilare il mio santo piedino ma il tentativo mi scaraventa contro l’armadio. Mentre cerco di rimettermi in equilibrio su un piede solo faccio in tempo ad assistere alla totale disfatta del Dotto’ che rotola per terra come una tartaruga spiaggiata, piede incastrato nella scarpa e mani incastrate nel piede insomma una specie di gigantesco cubo di Rubik che si agita sul pavimento. Lo libero. Ricominciamo da capo. Questa volta da seduti. Alle noveddodici siamo sul nostro possente Ronzinante che ci condurrà verso il pianeta dove dovremo trovare una motivazione al ritardo del venerdì. Fosse stato giovedì, nessuno se ne sarebbe stupito più di tanto.
L’aria gelida del mattino asiatico mi riporta alla mente brandelli di una nottata trascorsa al CIGC, il Centro Intercontinentale per la Generazione di Caos, dove un tipo che insisteva nel dire di chiamarsi Tarzan voleva che io urlassi “Oh” ogni volta che lui pronunciava il suo nome, manco gli avessi detto di chiamarmi Cita come la buonanima. Tarzan ci spiegava che non avrebbe bevuto altro che cocktail quella sera, poiché il giorno dopo aveva un appuntamento con la sua fidanzata e non voleva arrivarci puzzolente di sbronza. Mi sono domandata che tipo di cocktail stesse bevendo. Rabbrividendo all’ennesima automobile sfiorata da Ronzinante in uno degli spericolatissimi tentativi del Dotto’ di guadagnare un paio di minuti, mi ricordo pure che a un certo punto abbiamo follemente e felicemente cominciato a ballare e addirittura a pogare e infatti ahia ho un dito che mi dice che c’è qualcosa che non va. Il ginocchio gli fa eco. Ma soprattutto mi ricordo che.
Il Conte è morto.
Il Dotto’ dice di no, che non è morto, è solo partito per una delle sue missioni segrete e poi quando meno ce lo aspettiamo torna, splendido come al solito anche dopo ventisette ore di lavoro ininterrotto, battuta pronta e consiglio dell’ultimo momento su come sopravvivere alla giungla di Seul senza farsi sbatacchiare in maniera indecorosa.
Il Dotto’ dice che il Conte non è morto, del resto nessuno ha trovato il suo corpo e l’ultima volta che l’abbiamo visto stanotte era vivo e vegeto. Era vestito di bianco e ci ha raggiunti al CIGC. Noi avevamo già celebrato il funerale della prima bottiglia di tequila e cercavamo di resistere alle avances di Tarzan. Ricordo che avevamo cenato dal Dotto’ e ci eravamo ripromessi una serata tranquilla, senza troppe aspettative, infatti all’unevventotto ci trovavamo esattamente sul punto di abbandonare il CIGC per arrivare a casa in condizioni decenti ed essere pronti poi ad affrontare dignitosamente una giornata lavorativa. Stavamo provando a spiegare a Tarzan che non eravamo fidanzati, gli mostravamo la grandezza dei rispettivi nasi dicendo we brothers, mentre il nostro dj preferito metteva le canzoni degli anni ’70.
È stato allora che è arrivato il Conte.
Non lo vedevo da tantissimo tempo e l’ultima volta era molto agitato. Allora credevo ancora che fosse semplicemente un uomo molto impegnato. Non immaginavo nemmeno lontanamente quello che avrei scoperto dopo pochi minuti. Forse è per questo che faccio fatica a pensare di tornare al CIGC. Magari se ci torno trovo il corpo del Conte chiuso in un bagno e mezzo putrefatto all’odor di tequila. E allora il Dotto’ non potrà più raccontarmela. Il Conte sarà oggettivamente, inequivocabilmente morto. Per tutti. Adesso invece è morto solo per me e io sono qua che mi rigiro tra le mani il braccialetto che mi ha regalato prima di scomparire. Forse il Dotto’ lo rivedrà. Forse anzi ha già ricevuto uno dei suoi messaggi segreti e sa dove si trova in questo momento, impegnato nel tentativo di compiere una delle sue impossibili missioni asiatiche. Forse è per questo che il Dotto’ è così convinto che il Conte sia vivo. Per quanto riguarda me, invece, ho capito che non devo fare domande, e che è meglio che io me lo immagini morto.
Ronzinante s’infila intrepidamente tra un autobus e un taxi, in assoluto i due articoli semoventi più pericolosi della penisola, penso al Conte al braccialetto al nostro ultimo ballo insieme penso al Dotto’ penso alla tequila poi penso anche a Tarzan e penso che, morto o no il Conte, ieri sera devo aver davvero bevuto un pelino di troppo, e se voglio sopravvivere alla fine di questo anno forse farei meglio a pianificare alcuni giorni di buddità epatica.
Ronzinante nitrisce in un ultimo impeto di libertà. Si rifiuta di infilarsi nel garage che segnerà l’ingresso ufficiale nel mondo in cui siamo sempre in ritardo. Il Dotto’ recupera tutta la sua lucidità. È un attimo, lo rassicura, lo rimprovera, lo minaccia, lo doma.
Ci siamo.
Sono le novettrentatrè.
(continua…)
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Leggi il BEST OF THE BEST 2011 di Carla Vitantonio
pubblicato da Carla Vitantonio
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