Passio Kawasaki Sushi Sampei è conosciuta ancora oggi come “l’Arrotina dell’amore”. Nell’antico Giappone feudale la sua figura era così popolare e leggendaria che qualcuno sostiene si tratti solo di un mito, di una credenza popolare. Le katane da lei arrotate, secondo una specialissima tecnica segreta, avevano il potere di fare innamorare perdutamente chi avesse ricevuto un leggero taglio di spada all’altezza del cuore. Imperatori, nobili e potenti di ogni sorta si servivano della sua maestria per ottenere non solo il corpo ma la sincera passione delle donne desiderate, o per combinare matrimoni di interesse osteggiati dalle fazioni rivali o intrighi di corte. Gli uomini comuni, più semplicemente, per vedere realizzato un amore non corrisposto di una contadina o di una pescatrice. Una piccola cicatrice sul petto: fu questa la firma misteriosa ma indelebile che Passio L’Arrotina dell’Amore appose per mano d’altri sulle donne più belle del Giappone antico.
Un giorno di primavera del VII anno dell’era Tamagochi, Passio Kawasaki Sushi Sampei giunse camminando a passetti veloci sull’isola di Suzuki. I suoi passetti erano così veloci che non ebbe bisogno di imbarcazione alcuna, camminava sull’acqua. Un tale modo di incedere destò molta meraviglia negli abitanti dell’isola, semplici pescatori ignoranti, che la videro arrivare. Chi era costei? Solo Passio Kawasaki Sushi Sampei conosceva la tecnica del “Cesso-zu-guan” (“Corro sull’acqua come se mi stessi pisciando addosso”). Era sicuramente lei.
Ma tutti la temevano e nessuno la avvicinò.
Passio si sistemò solitaria in una piccola capanna a ridosso di un torrente. Passarono i giorni, e mentre il calore della ritrovata primavera faceva sbocciare i fiori di pesco e cinguettare gli usignoli dal becco nero, Passio trascorreva il tempo suonando il suo liuto e meditando sull’arte dell’arroto.
Mentre meditava su un solo ginocchio, in equilibrio sulla pietra arrotante, nella tipica posizione “Boia-san” (“Mediterò finché il ginocchio non mi farà un male boia”), venne interrotta dalla voce di un vecchio:
- “Passio, arrota il mio coltello da cucina, te ne prego. Non taglia più”.
Così disse il vecchio.
Passio, sempre a occhi chiusi, non rispose, ma il vecchio insisteva così tanto che fu costretta a dire (erano 15 anni che non parlava):
- “Io arroto solo katane dell’amore. Dovresti saperlo, vecchio pescatore”.
Dopo essere rimasto un po’ in silenzio a capo chino, il vecchio si fece coraggio e ribatté:
- “Onorevole Passio, grande è la tua fama, sopraffina la tua tecnica arrotante. Ma lascia che ti dica che questo vecchio coltello da cucina è pieno di amore. Lo usiamo io e mia moglie da 40anni. Molto cibo abbiamo preparato con esso, è l’unico coltello che abbiamo. In sé racchiude l’amore di 40 anni. 40 anni in cui abbiamo condiviso il cibo tutti i giorni. Si può affermare che il suo metallo è amore”
Passio rimase colpita dalle parole del vecchio ma non disse nulla. Fece solo un nervoso gesto con la mano destra, con cui lo congedò.
Il vecchio pescatore non si diede per vinto, tornò più e più volte, trovando sempre Passio in equilibrio su un ginocchio gonfio come un melone. Ma l’arrotina si era chiusa nella sua lunga meditazione, e non lo considerava.
Il vecchio pescatore non demordeva. L’ostinazione di Passio anzi lo rafforzava nel suo proposito, proprio come insegna il testo “Testicolo-wha” (“E’ tipico dei vecchi rompere molto i coglioni”).
La dodicesima volta, finalmente Passio aprì gli occhi e disse:
- “Torna domani al tramonto”.
Appena il vecchio se ne andò Passio corse al villaggio per un sentiero secondario e comprò 51 coltelli. Una volta rimasta sola, in preda al panico provò ad arrotarli, ammettendo che non aveva la minima idea di come si facesse. Nella sua vita aveva arrotato solo katane dell’amore. Ogni coltello che provava ad arrotare veniva da schifo, e più che arrotarlo, lo piallava miserevolmente sulla pietra arrotatoria. Arrivò al 50° coltello, il penultimo, ma anche quello diventò una sorta di stuzzicadente metallico tutto ricurvo.
Passio decise allora di riposare e dormì profondamente fino all’indomani, in equilibrio su un mignolo, sul ramo più alto di un pesco vicino. In lontananza, il mare cheto luccicava dei riflessi della luna piena.
L’indomani il vecchio si presentò puntuale e tutto emozionato consegnò con un lieve inchino ossequioso il coltello da cucina, vecchio di 40 anni. Il vento sibilava da est, scompigliando i capelli bianchi del pescatore.
Passio non disse nulla e raccolse tra le mani la vecchia lama. Era intenzionata ad usare la tecnica del “Brutto-zu” (“Proviamo alla brutto boia”). Questo gli aveva consigliato il lungo riposo. Si girò, dando la schiena al vecchio, si chinò sulla pietra arrotante e diede un colpo secco.
L’intero stormo di uccelli appollaiato sul vicino albero di pesco cinguettò con veemenza, il vento se possibile sibilò ancora più forte, il mare venne increspato da alte onde improvvise.
Il coltello del vecchio era penosamente rovinato, per sempre. Sembrava una forchetta ritorta. La “Brutto-zu” era fallita.
Passio, sempre di spalle, estrasse imperterrita dalla larga fascia rossa che le cingeva il ventre il 51° coltello, nuovo ma identico in tutto e per tutto a quello del vecchio, un unico ultimo esemplare che aveva trovato all’emporio il giorno precedente. Prima di girarsi fece scivolare il coltello completamente rovinato dentro una delle larghe maniche del suo saio di arrotino, l’asceta dell’amore tagliente.
Consegnando il coltello al vecchio, disse semplicemente: “Hua” (“Ti consegno ciò che con tanta insistenza hai chiesto”).
L’anziano pescatore rimase sconvolto alla vista di quella che fino a un istante prima era una lama esausta e arrugginita. Il suo vecchio coltello era tornato proprio come nuovo! Passio era veramente all’altezza della sua fama! I 40 anni di amore di cui era intriso il suo metallo erano stai rinnovati con perfezione estrema. Nessuna traccia del tempo trascorso, la lama era affilata come fosse nuova.
- “Come posso ripagarti, mia nobile Passio?! Guarda, mia onorevole maestra, ti ho portato un tonno intero!” disse il vecchio con le lacrime agli occhi, indicando sempre ossequioso una carriola di legno alla sue spalle, su cui era adagiato il grosso pesce.
Con un cenno del capo Passio lo congedò, lasciando intendere che pesce e carriola ora erano suoi. Poi scomparve arrampicandosi fra i rami del pesco.
Il vecchio corse allora a casa dalla vecchia moglie ed insieme andarono al villaggio per condividere la loro gioia con gli altri abitanti. Fu tale la meraviglia di tutti che fu deciso di festeggiare l’evento con una ricorrenza, la “Festa di Passio”.
Ancora oggi, nel moderno Giappone, durante la ricorrenza della “Festa di Passio”, che si svolge ogni primavera sull’isola di Suzuki, un’abitante travestita da arrotino-asceta fa rivivere il gesto sovrannaturale. Ovviamente nessuno sarebbe in grado di ripetere l’eccezionale bravura dell’antica arrotina e, per esigenze sceniche, durante la rievocazione, un vecchio e rovinato coltello da cucina viene sostituito con uno nuovo.
Molte donne e bambine dell’isola si chiamano Passio.
di Paolo Maffei
pubblicato da Ultima Sigaretta
tag: Almaradio, Paolo Maffei, Passio e il vecchio pescatore, racconti, Radio Stories, short stories, Voyage
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