Non dite a mia madre che faccio lo scrittore, le ho raccontato che suono il piano in un bordello #1

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16 January 2012
Non dite a mia madre che faccio lo scrittore, le ho raccontato che suono il piano in un bordello #1

Nell’inverno di quattro anni fa, mese più, mese meno, un bel pomeriggio, mi telefona un bizzarro individuo definibile soltanto come Faccendiere Editoriale.
“Senti carissimo” mi dice “c’è un progettino che sta per partire, Giordano Valpurgis sta pensando a una fiction che sembra proprio fatta su misura per te, un po’ umoristica, un po’ musicale, un po’ sentimentale, ci sono tre ragazzi che suonano jazz che prendono casa di fronte a tre ragazze punk e ne succedono di tutti i colori, che dici, caro, potremmo vederci tra un’ora sotto il Colosseo e andare insieme da Giordano, che ne dici?” I Faccendieri Editoriali, se chiamano da Roma o da Milano, dimenticano sempre che tu non abiti né a Roma né a Milano e non vivi sull’astronave di Star Trek con il teletrasporto di serie. Così gli do appuntamento per il giorno dopo, e intanto vado a cercare su google qualche notizia su questo Giordano Valpurgis mai sentito in vita mia. Scopro che fa il produttore televisivo, e questo un po’ lo avevo capito, e che le sue ultime fiction sono L’investiganonno, Suore metallare, Il nonno ballerino, Padre Sherlock, Nonno in mare e Frate Anselmo indaga. Be’, così a occhio -pur non avendo visto Suore metallare-, penso che Valpurgis voglia un po’ rinfrescare il suo target, chiamando me.

Ventiquattr’ore dopo sono davanti al Colosseo. Il Faccendiere Editoriale mi viene incontro, mi bacia sulle guance, mi prende sottobraccio mentre andiamo da Valpurgis –“ha lo studio proprio qui dietro”-, e intanto mi dice
“Vedi Gianluca, Giordano è un vulcano, già da quando ci siamo sentiti ieri il progetto si è evoluto, è cambiato, anzi, mi sento di dire, è maturato, ha perso un po’ di impronta musicale ma ha guadagnato in profondità, eccoci arrivati, ora vedrai.”

Saliamo le scale di un antico palazzo, percorriamo lunghi e complicati corridoi, e a un certo punto, da una porta semiaperta, vedo un gruppo di uomini seduti intorno a un tavolo circolare. A capo del tavolo c’è un volto conosciuto, un mio collega, uno scrittore. Tutti gli altri guardano verso di lui, che ha l’espressione di chi sta pensando Vi prego, qualcuno mi uccida.
“Questa è la riunione degli sceneggiatori di Medici a Hiroshima, una fiction bellissima” sussurra il Faccendiere. Superiamo la porta mentre il mio collega suggerisce con un filo di voce “Facciamole dire che è incinta!”
Poi entriamo nell’ufficio di Giordano Valpurgis.

Giordano Valpurgis ha una somiglianza inquietante con Maurino Di Francesco, e anche un po’ lo stesso accento decisamente poco romano. Non si alza da dietro la sua enorme scrivania, non mi dà la mano, così ci mettiamo a sedere, io e il Faccendiere Editoriale. Alla nostra destra, muta e silenziosa, c’è una figura che credevo relegata alle barzellette della Settimana Enigmistica o a un’epoca ormai antica: la segretaria in minigonna, con il block notes sulle cosce, gli occhiali con la montatura dorata, i capelli legati. Roba che in un film di qualche decennio fa, Giordano Valpurgis sarebbe, non so, Mario Carotenuto, e la segretaria la interpreterebbe Nadia Cassini.
La prima cosa che dice Giordano Valpurgis è “Allora, Morozzi, visto che scrivi dei libri, dammi un voto al tuo collega Stephen King.”
“Un voto?”
“Un voto, sì, da uno a dieci.”
“Uuuh, dipende, ha avuto una carriera molto lunga, si potrebbe dividere in varie…”
“Un voto. Un numero.”
“Uuuhh” (stiamo a metà, penso) “6?”
“Eeeeh, pure troppo alto, ma abbiamo pietà di lui per l’incidente, e John Grisham?”
“5?”
“Oh, bravo, così mi piaci, coraggioso, e Dan Brown?”
“4?”
“Bravissimo, e Ken Follet?”
“0”, e sono pronto anche a esprimere voti negativi pur di compiacere Giordano Valpurgis, ma quello di colpo cambia argomento.
Pane, amore e Malvasia” dice di colpo.
Deglutisco. “Cos’è?”
“Il titolo della fiction che vogliamo affidarti. Non te l’aveva detto?” e guarda il Faccendiere Editoriale.
“No, ero rimasto ai tre musicisti jazz e alle ragazze punk…”
“Oh, quella era roba di ieri, noi siamo già andati avanti, ora c’è Pane amore e Malvasia, ti piace il titolo?”
“Abbastanza” dico a denti stretti.
“Okay. Ti racconto l’idea.”

Se mai in vita mia ho provato il desiderio di scoprire il magico mondo dello Xanax, è stato quel giorno lì, davanti alla scrivania di Giordano Valpurgis.

E non avevo ancora sentito la trama.

(continua)

pubblicato da
Gianluca Morozzi è nato a Bologna, dove vive. Per trent’anni non ha fatto nulla di importante. Dopo, ha pubblicato i romanzi: Despero, Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte, Accecati dalla luce, la raccolta di racconti Luglio, agosto, settembre nero, L’abisso, Le avventure di zio Savoldi, tutti usciti da Fernandel. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi Blackout, L’era del porco, L’Emilia o la dura legge della musica, Colui che gli dei vogliono distruggere, Cicatrici e Chi non muore. Scrive nel blog di Ultima Sigaretta.

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