La bottega oscura di George Perec (Quodlibet, 2011)

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24 February 2012
La bottega oscura di George Perec (Quodlibet, 2011)
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N. 30
Novembre 1970

Il GABA

Il mio datore di lavoro mi paga 82 franchi (3×16), invece di 45 (3×15), per essermi prestato a un esperimento durato tre giorni.

Gli propongo di versare la somma in nero, ma lui mi fa cenno di no con la testa.

Mi domanda dov’è il mio schedario.

Io penso al GABA (acido gamma-idrossibutirrico) poi all’eccitazione presinaptica, che è -con tutta evidenza- l’eccitazione sinaptica, e all’inibizione presinaptica.

(durevole sensazione di ignoto al risveglio)

TITOLO La bottega oscura
AUTORE George Perec
EDITORE Quodlibet
ANNO 2011
PREZZO €16
CONSIGLIATO A CHI È PIACIUTO Notti senza notte e alcuni giorni senza giorno, Michel Leiris, Milano, Mondadori, 1966.
SE TI È PIACIUTO QUESTO LEGGI ANCHE Le cose, una storia degli anni sessanta, George Perec, Mondadori, Milano, 1966. Riedito da Einaudi, 2011.


Lettura piacevole, una buona idea regalo.

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La durevole sensazione di ignoto alla lettura è facile, se non sei un esperto perecchiano o pereccofilo. Perchè serve aver letto almeno qualche libro per poter leggere questo, che di fatto, è un lavoro autobiografico dell’autore.

Sono riportati 124 sogni, snocciolati dal subconscio di Perec tra il maggio del 1968 e l’agosto del 1972: non c’è bisogno di sapere a memoria L’interpretazione dei sogni di Freud per capire che l’autore sogna spesso il suo passato doloroso. La sua infanzia ( il padre muore durante uno scontro con i nazisti e la madre muore nel campo di concentramento di Auschwitz), le sue fidanzate, i milieux di Parigi e dintorni hanno segnato i vari capitoli della sua vita come un pennarello indelebile.

Leggere La bottega oscura è complesso, ci si può aiutare con le note di Ferdinando Amigoni, traduttore e curatore del libro ma, spesso, non basta a districare quel labirinto di pensieri che Perec ha messo in piedi: ci si ritrova davanti a 124 pezzi di un puzzle, che sebbene raccontati in ordine cronologico, sono così pieni di rimandi, ridondanze, citazioni, persone e luoghi che perdersi e stancarsi è normale.

Ma non bisogna darsi per vinti, non sono solo sogni gettati al caso e di certo sappiamo che Perec non ne era amante; lui stesso scrive nell’epigrafe: “Credevo di annotare i sogni che facevo: mi sono reso conto, assai presto, che sognavo solo per scrivere i miei sogni.” La dimensione onirica coincide, quindi, con la narrazione del sé-autore? Oppure il sé-autore pilota la dimensione onirica? Il titolo stesso, nasconde questa serie di quesiti: è un luogo di costruzione di senso che l’autore vuole tenere oscuro o un luogo in cui, nemmeno l’autore ha il libero accesso?

Tenendo ben presente queste domande il lettore si può inerpicare, come uno scalatore, tra i sogni (o segni?) di Perec provando a dare la sua ricostruzione, la sua chiave di lettura: può fingere, perchè no, di essere il suo psicanalista.
La bottega oscura merita di essere letta perchè senz’altro è un libro con una narrazione atipica e a tratti surrealista, certo, ma fondamentale per poter studiare l’autore che fa l’immenso sforzo di spogliarsi a noi, regalandoci tasselli personali intinti nella cultura del suo tempo e lo fa, trasmettendo la sua creativà che lo ha contraddistinto negli anni.

Ma se proprio la bottega è così oscura, allora non rimane altro da fare che leggere il suo iperromanzo La vita, istruzioni per l’uso. Vi avverto, però, anche in questo caso le vostre sopracciglia si dovranno corrugare almeno un po’.

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pubblicato da
Nasce a dicembre negli anni ‘80 e vive per un po’ in un paesino ai piedi di una valle nella provincia di Reggio Emilia; dopo una ventina d’anni si stanca e va a studiare cinema a Bologna. Finisce di studiare cinema, si imbarca in tirocini, stage, collaborazioni che vanno molto di moda ma che servono solo ad aggiungere un righino in più sul suo curriculum. Continua a studiare perchè è quello che sa fare meglio, ma studia sempre cose sbagliate secondo le genti, che infatti non le danno lavoro. Si inventa uno pseudonimo che vorrebbe usare per scrivere romanzi di successo, poi lo usa solo su Facebook : tutto ciò le provoca un grave disturbo della personalità, e a volte pensa davvero di essere Babaji Degli Indisposti, una sorta di nobile divinità incazzata con il mondo. Scrive nel blog di Ultima Sigaretta.

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