archivio November, 2013

{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.4/10) di Giorgio Busi-Rizzi

{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.4/10) di Giorgio Busi-Rizzi

4. Descrizioni (e ancora temi).

La canzone del duo scozzese tra l’altro mostra una vaga parentela musicale con quella che secondo me è la cosa migliore mai scritta dagli 883, e cioè Con un deca. continua →

{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.3/10) di Giorgio Busi-Rizzi

{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.3/10) di Giorgio Busi-Rizzi

3. Temi

  • Sfiga. Dalle misere macerie lessicali del ’68 emerge, unico fiore superstite, questo geniale termine di italiano “volgare”. La “s” privativa esalta la cosa negata, massimo bene dunque dell’uomo, origine del mondo. Un vero e proprio omaggio stilnovistico, che il Boccaccio avrebbe sicuramente usato e con ogni probabilità lo stesso Alighieri. [Carlo Fruttero, “Sfiga”, in Matteo B. Bianchi (a cura di), Dizionario affettivo della lingua italiana, 2008, pp. 176-7] continua →
{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.1-2/10) di Giorgio Busi-Rizzi

{saggi}Quattro deficienti a fare cazzate (pt.1-2/10) di Giorgio Busi-Rizzi

(un post che è anche un’intervista che è anche un collage di cose scritte recentemente che è anche tutto quello che ho da dire sugli 883, o giù di lì)

1. Dignità

Quando ho pensato la prima volta di scrivere qualcosa come cappello alla breve intervista a Max Pezzali realizzata per l’uscita del suo libro (I cowboys non mollano mai, ISBN, ne parleremo più avanti), non credevo che sarebbe diventata l’enorme patchwork, metà saggio metà conversazione al bar, che ne è derivato; molto è dovuto alla delusione causatami dall’intervista in sé (anche questo lo specificherò in seguito), che mi ha indotto a chiudere il cerchio-883 virtualmente, a distanza, di modo che d’ora in poi ogni volta che si parlerà di Pezzali io potrò dire: tutto quello che pensavo l’ho scritto una volta in un post lunghissimo che nessuno ha letto dall’inizio alla fine. continua →

{recensione}Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, Einaudi, 2013

{recensione}Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, Einaudi, 2013

Stanno tutti bene tranne me è il romanzo d’esordio di una scrittrice romana che si chiama Luisa Brancaccio che precedentemente aveva affiancato il proprio nome a quello di Niccolò Ammaniti, firmando il racconto a quattro mani Seratina, contenuto in Gioventù Cannibale, un’antologia che a metà degli anni ’90 fece parecchio parlare di sé. continua →

[recensione]Pearl Jam Lightning Bolt di Gianluca Morozzi

[recensione]Pearl Jam Lightning Bolt di Gianluca Morozzi

I Pearl Jam, come la squadra di calcio, sono una fede. Sia se vince lo scudetto, sia se retrocede, resta una fede.
I Pearl Jam hanno vinto quattro scudetti consecutivi, da Ten a No code passando per Vs. e Vitalogy. Hanno ottenuto un buon secondo posto con Yield, e da Binaural in poi hanno disputato dei buoni campionati oscillando tra zona Europa League e zona Champions, contornati da qualche coppa con certi cani perduti tipo Long road, o Last kiss, o Man of the hour. E adesso giuro che la finisco con queste metafore calcistiche, anche se a volte, a forza di metafore calcistiche, si diventa presidenti del consiglio più e più volte. continua →

Per l’abolizione della parola “giovane”

Per l’abolizione della parola “giovane”

Il Professore, oltrepassati gli ottanta, ostenta con baldanza un giubbottino di pelle scamosciata. I quaranta-cinquantenni in sala vengono apostrofati come giovani a ogni pie’ sospinto, feudalmente incaricati di custodire quanto seminato da altri prima di loro. Aleggia perplessità. continua →