archivio January, 2012

Il cuore nei polpacci #7

Il cuore nei polpacci #7

Venne anche Italo Calvino un giorno. Lo colpì per lo sguardo sveglio ma abbacchiato, simile a quello dei bambini al termine d’un pranzo troppo lauto. Il suo viso, sintesi di riflessione e istinto, era curioso e stanco al tempo stesso di ogni cosa.
Venne anche Tondelli, anni dopo, del quale lui, bibliotecario conformista, non apprezzò gli occhi piccoli e l’aria di chi s’aspetta d’essere fotografato. Passarono Rigoni Stern, Eco, Meneghello e tutta la letteratura che contava, invitata da assessori e insegnanti. continua →

Takamari #4

Takamari #4

And the living is easy

Il Dotto’ se n’è andato in vacanza alla facciaccia di tutti noi. Ha pigliato il coraggio in forma di tavola da surf e in questo momento starà bevendo birra ghiacciata davanti a un paesaggio di bikini e creme solari.
Conscio della sua maschia crudeltà, mi manda messaggi d’incoraggiamento ai quali rispondo con la solerzia di un’adolescente malata di tecnologia. continua →

Parmigiana alla Margò

Parmigiana alla Margò

Marco con uno sguardo passò in rassegna la cucina: le melanzane, tagliate in rondelle di tre o quattro centimetri, sgocciolavano lentamente sotto il peso del sale; il piatto della farina e quello dell’uovo sbattuto erano pronti, fianco a fianco, sul ripiano; il forno a poco a poco si scaldava; la pentola gorgogliava lanciando intorno piccole bombe di sugo che si andavano a infrangere sul piano dei fornelli, previdentemente ricoperto di carta d’alluminio.
“Il segreto di un bravo cuoco è l’organizzazione. – risuonò la voce di nonna Margò – Prendi tua madre: è sempre stata un disastro! Disordinata, pasticciona… è un miracolo che non abbia ancora dato fuoco alla cucina.”

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La cugina di Londra di Manlio Cancogni (Elliot, 2011)

La cugina di Londra di Manlio Cancogni (Elliot, 2011)

La cugina di Londra è un romanzo d’annata. Come un viticoltore che trova una vecchia bottiglia e ne soffia via la polvere per servirla ai suoi ospiti, Manlio Cancogni, ormai novantacinquenne, si è ritrovato fra le mani questo libro dimenticato e ha deciso di darlo alle stampe. Il risultato è un romanzo dal gusto intenso, dolce, con una punta di malinconia.

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Non dite a mia madre che faccio lo scrittore, le ho raccontato che suono il piano in un bordello #1

Non dite a mia madre che faccio lo scrittore, le ho raccontato che suono il piano in un bordello #1

Nell’inverno di quattro anni fa, mese più, mese meno, un bel pomeriggio, mi telefona un bizzarro individuo definibile soltanto come Faccendiere Editoriale.
“Senti carissimo” mi dice “c’è un progettino che sta per partire, Giordano Valpurgis sta pensando a una fiction che sembra proprio fatta su misura per te, un po’ umoristica, un po’ musicale, un po’ sentimentale, ci sono tre ragazzi che suonano jazz che prendono casa di fronte a tre ragazze punk e ne succedono di tutti i colori, che dici, caro, potremmo vederci tra un’ora sotto il Colosseo e andare insieme da Giordano, che ne dici?” continua →

L’arte di andare a passeggio di Franz Hessel (Elliot, 2011)

L’arte di andare a passeggio di Franz Hessel (Elliot, 2011)

Per fare una recensione -degna del suo nome- di questa raccolta di prose è neccessario prima di tutto chiarire chi è l’autore: un certo Franz Hessel. Per chi, come me, vivrebbe perdendosi nello spazio urbano col nasino all’insù, camminando e bighellonando perdendo la concezione del tempo, allora non dovrebbe rimanere con un grosso punto interrogativo dipinto sulla fronte. continua →

Takamari #3

Takamari #3

La stanza è piena delle luci di fuori. Luci gialle verdi blu ma soprattutto rosse che si riflettono sui vetri e poi entrano nel morbido semibuio dove stiamo ballando il twist.
Sono le sei di mattina e non so bene come siamo arrivati qui, ma adesso la musica si è fatta come di velluto e noi tre ci muoviamo un pochino sorridendo, ciascuno guardando gli altri e ciascuno per i fatti suoi, pieghiamo le ginocchia giriamo polsi e collo rifacciamo i movimenti di quel film che abbiamo visto la settimana scorsa e ci ha fatto tanto ridere.

 

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Il cuore nei polpacci #6

Il cuore nei polpacci #6

p>Il bambino ha le gambe sottili, i polsi piccoli come anelli, le ginocchia sbucciate, il collo tenero, la pelle morbida, gli occhi selvaggi la mente contorta, l’istinto animale. Ogni cosa che fa lo rapisce, il bambino impara. Sta fuori l’edicola del padre a sistemare le locandine dei quotidiani negli espositori. È passata da poco l’alba. Piccioni nella piazza, un pensionato che attende con pazienza l’arrivo del giornale. Il bambino è biondo ha il viso ovale e la malinconia di tutti i bambini che qualcosa di sicuro non diventeranno. continua →